Venezia, 11 settembre 2026 – Non c’è soltanto la corsa al Leone d’Oro. A Venezia 83 alcuni dei titoli capaci di attirare maggiore attenzione sono arrivati fuori concorso, nella sezione Venice Open: grandi autori, star internazionali, documentari musicali e politici, produzioni italiane e opere difficili da incasellare. La selezione ufficiale comprende fiction e non fiction, con nomi che vanno da Paul Schrader a Mario Martone, da Alex Gibney a Luca Guadagnino.
Tra un programma particolarmente ampio, otto titoli emergono per cast, tema, ambizione o richiamo popolare.
Oasis, la reunion diventa cinema
Per chi ha attraversato gli anni Novanta con le canzoni dei fratelli Gallagher, è probabilmente uno degli appuntamenti più immediati. Oasis: Don’t Look Back in Anger, diretto da Dylan Southern e Will Lovelace, segue Liam e Noel Gallagher nella reunion e nel tour Live ’25.
Il documentario, della durata di 122 minuti, contiene le prime interviste realizzate insieme dai due fratelli dopo oltre 25 anni e immagini inedite delle prove. Non soltanto un film-concerto, dunque, ma il racconto di una riconciliazione e del rapporto tra gli Oasis e generazioni diverse di pubblico.
“Father Joe”, Kiefer Sutherland contro Al Pacino
Sulla carta è uno dei fuori concorso dal richiamo più apertamente spettacolare. Kiefer Sutherland interpreta un sacerdote che deruba i narcotrafficanti per aiutare i poveri, mentre Al Pacino veste i panni di un potente boss della droga.
Father Joe è diretto da Barthélémy Grossmann e scritto da Luc Besson. L’impianto è quello di un action che mescola ironia e suggestioni da fumetto: un moderno Robin Hood con la tonaca, ma armato.
Ellen Burstyn, Taika Waititi e un piccione in viaggio per l’America
Ha tutt’altro tono Place to be di Kornél Mundruczó, con Ellen Burstyn, Taika Waititi e Pamela Anderson. Il film segue l’incontro tra una donna anziana e un uomo maturo che attraversano gli Stati Uniti da Chicago a New York con una missione decisamente insolita: restituire al proprietario un piccione da gara smarrito.
Un road movie costruito su un’amicizia inattesa e sostenuto da un cast che mette insieme mondi cinematografici molto diversi.
“Jupiter”, il presidente francese davanti alla guerra nucleare
Tra i titoli politicamente più attuali c’è Jupiter di Alexandre Smia. Un presidente francese appena eletto viene convocato nel bunker antiatomico sotto l’Eliseo mentre una crisi internazionale rischia di trasformarsi in una guerra nucleare.
Il presidente russo è sopravvissuto a un attentato, Mosca attribuisce la responsabilità agli ucraini e prepara una rappresaglia. Il capo dell’Eliseo e i suoi consiglieri devono quindi affrontare una decisione dalla quale potrebbe dipendere il destino dell’umanità. Nel cast Denis Ménochet e André Dussollier.
Alex Gibney racconta Musk
Con i suoi 225 minuti più intervallo, Musk non è certamente il titolo più leggero della Mostra. A firmarlo è Alex Gibney, documentarista premio Oscar, che dedica quasi quattro ore alla figura di Elon Musk.
Il film fa parte della sezione non fiction di Venice Open ed è costruito attraverso testimonianze che comprendono, tra gli altri, Justine Musk, Kara Swisher, Martin Eberhard, Zoë Schiffer e Geoffrey Hinton.
È uno dei lavori più ambiziosi della sezione per durata e soggetto, in un’edizione della Mostra nella quale tecnologia, potere e trasformazioni contemporanee occupano uno spazio rilevante.
“Be Brave”, Renzo Rosso raccontato anche con l’intelligenza artificiale
Restando nel documentario, Be Brave di Francesco Carrozzini racconta la storia di Renzo Rosso, fondatore di Diesel e del gruppo OTB. Ma il vero elemento distintivo è la scelta di utilizzare anche l’intelligenza artificiale come strumento narrativo.
Nel film compaiono, tra gli altri, Jovanotti, John Galliano e Anna Wintour. Il racconto parte dalla sfida lanciata da Diesel al mercato americano negli anni Novanta e attraversa la carriera dell’imprenditore veneto, utilizzando l’IA anche per interrogarsi sui confini tra tecnologia e creatività.
“Peccato”, Emanuela Fanelli immagina il proprio futuro
È uno dei progetti italiani più particolari del Fuori Concorso. Peccato di Valerio Vestoso è una serie mockumentary comica in sei episodi, costruita attorno a una versione futura di Emanuela Fanelli.
Siamo nel 2049: l’attrice ha 63 anni, ha abbandonato le scene e vive lontano dai riflettori. Da questa premessa parte un racconto ironico sulla sua immaginaria carriera. Il cast allargato comprende, tra gli altri, Alessandro Borghi, Geppi Cucciari, Sabrina Ferilli, Valerio Mastandrea, Ferzan Özpetek e Paola Cortellesi.
“Dio ride”, Veronesi chiude Venezia 83
A chiudere la Mostra sarà invece Dio ride, scritto e diretto da Giovanni Veronesi, in programma il 12 settembre dopo la cerimonia di premiazione. Nel cast ci sono Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi nei panni di Papa Innocenzo X.
Ambientato nel Seicento, il film racconta Fra Leopoldo da Casamacchia, un religioso che predica l’immagine di un Dio vicino agli uomini e capace persino di ridere con loro. Una visione che lo porta davanti all’Inquisizione e apre il confronto con la Chiesa ufficiale.









