Il rapace, appartenente a una specie particolarmente protetta, è morto dopo essere stato soccorso nelle campagne dei Castelli Romani. Il presidente della LIPU denuncia il ripetersi degli episodi e chiede un cambio di passo nella lotta agli abbattimenti illegali.
Trovato nella campagna di Velletri con otto pallini conficcati corpo, un’ala gravemente ferita da un colpo e poche possibilità di sopravvivere. Un animale appartenente a una specie particolarmente protetta, diventato l’ennesima vittima di un episodio sul quale la LIPU chiede che venga fatta piena luce.
A individuare il rapace, il 18 ottobre, è stata una donna che stava passeggiando nella zona. L’intervento delle guardie zoofile Kronos dei Castelli Romani ha consentito di trasferire l’animale al Centro recupero fauna selvatica della LIPU di Roma. Gli accertamenti veterinari hanno però evidenziato lesioni gravissime: una frattura esposta e scomposta dell’ala sinistra e la presenza di otto pallini in diverse parti del corpo. Nonostante i soccorsi, l’aquila è morta.
La vicenda ha suscitato la ferma reazione della LIPU–BirdLife Italia, che ha annunciato un esposto alla Procura della Repubblica di Velletri per chiedere accertamenti sull’accaduto e sull’individuazione dei responsabili.
Ma per l’associazione ambientalista il problema non riguarda soltanto questo singolo episodio.
La morte dell’aquila si inserisce infatti in una sequenza di abbattimenti e ferimenti di uccelli protetti registrati nelle ultime settimane, in coincidenza con l’apertura della stagione venatoria. Una situazione che, secondo la LIPU, dimostra quanto sia urgente rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto al bracconaggio.
A richiamare l’attenzione sulla gravità del fenomeno è il presidente nazionale Alessandro Polinori, che chiede alle istituzioni di superare la logica degli interventi occasionali e affrontare il problema con provvedimenti strutturali.
“La misura è colma da tempo – dichiara il presidente della Lipu-BirdLife Italia Alessandro Polinori – ma ora è il momento di un salto di livello nell’azione preventiva e repressiva. Denunce alle procure, richiesta forte di intervento delle istituzioni, sblocco del piano d’azione antibracconaggio, ad oggi fallimentare, provvedimenti dell’Unione europea e Daspo venatorio sono una rosa di soluzioni che va attivata e spinta il più possibile per debellare questo fenomeno, indegno di un paese civile.”
“Ci rivolgiamo dunque anche ai partiti politici – aggiunge il presidente Polinori – già proiettati alle prossime elezioni politiche: inseriscano il Daspo venatorio nei programmi elettorali e chiedano la sua previsione di legge il prima possibile. Dimostrino, in tal modo, di tenere davvero alla natura, alla legalità e alla Costituzione che difende entrambe”.
Abbiamo inoltre voluto approfondire con il Presidente Polinori un tema spesso al centro del dibattito pubblico: la caccia svolge davvero una funzione necessaria per il mantenimento degli equilibri naturali e il controllo delle popolazioni animali, oppure sarebbe possibile farne a meno, fino ad arrivare a vietarla completamente in Italia?
“L’idea che la caccia serva a mantenere l’equilibrio naturale è un mito privo di fondamento scientifico. Gli ecosistemi si autoregolano da sé attraverso la disponibilità di cibo, il clima e la presenza dei predatori naturali. – sottolinea Polinori – La caccia ricreativa fa esattamente il contrario: altera le dinamiche di popolazione, crea forte disturbo alla fauna, inquina l’ambiente con tonnellate di piombo e distrugge le strutture sociali delle specie selvatiche.”
“Fare a meno della caccia è quindi possibile, tanto più se ripristiniamo e teniamo in salute gli habitat naturali.
La gestione degli eventuali conflitti con la fauna richiede approcci scientifici e metodi ecologici e preventivi.
La necessità, estrema, potrebbe porsi per situazioni eccezionali, di vero rischio, previste dalle stesse direttive comunitarie. Siamo però in un ambito diverso rispetto all’attività venatoria.
Oggi, piuttosto, la vera questione è fermare l’attacco alla fauna selvatica sferrato con ja proposta di riforma della caccia. Invece di adeguarci agli standard europei di tutela della biodiversità, ci troviamo a dover contrastare proposte di legge spinte dalle lobby venatorie che puntano alla ‘libera caccia’, deregolamentando il settore e violando apertamente le direttive.
Si tratta di un blitz normativo in palese ed evidente contrasto con la sensibilità e la volontà della grande maggioranza dei cittadini italiani, che chiedono più tutela per la natura e per gli animali.” di Alessandra Lo Franco









