Roma, 2 aprile 2026 – Nell’ecosistema digitale contemporaneo, la comunicazione pubblica non è più soltanto uno strumento di diffusione, ma uno spazio in cui si formano percezioni, consenso e conflitto. Per questo il ruolo del social media strategist, soprattutto all’interno delle istituzioni, ha assunto una funzione sempre più centrale: non solo raccontare l’azione amministrativa, ma renderla comprensibile, credibile e coerente in un contesto segnato da velocità, disinformazione e trasformazioni tecnologiche. In questa intervista, una riflessione sul rapporto tra comunicazione, politica e responsabilità pubblica nella realtà complessa di Roma. Di seguito l’intervista a Federica Lesti, responsabile comunicazione social Assessorato Ambiente di Roma.
Negli ultimi anni il ruolo del social media manager si è trasformato profondamente. Come lo definiresti oggi?
Oggi è una figura pienamente politica, nel senso più ampio del termine. Non si limita a gestire contenuti, ma contribuisce a costruire il racconto pubblico delle istituzioni. In un contesto in cui gran parte del dibattito si sviluppa sulle piattaforme digitali, il social media strategist diventa un attore che incide sulla formazione dell’opinione pubblica, sulla percezione delle politiche e sulla qualità del confronto democratico. È un ruolo che richiede visione, responsabilità e capacità di posizionamento.
Cosa significa lavorare nella comunicazione dell’amministrazione di Roma?
Significa operare dentro una complessità reale, dove la comunicazione non è mai neutra ma sempre situata. Roma è una città simbolica, oltre che amministrativa: ogni messaggio si inserisce in un ecosistema stratificato, fatto di aspettative, criticità e identità molto forti. Il nostro lavoro è rendere leggibile l’azione pubblica, senza semplificarla eccessivamente, e allo stesso tempo costruire una relazione continua con i cittadini. In questo senso, la comunicazione è parte integrante dell’azione politica, non un elemento accessorio.
La velocità dell’informazione ha cambiato anche la comunicazione politica?
In modo radicale. La dimensione del tempo è diventata centrale: oggi la politica si confronta con un flusso continuo, dove ogni decisione può essere immediatamente interpretata, rilanciata o distorta. Questo impone una capacità di risposta rapida, ma anche una grande disciplina comunicativa. Il rischio è inseguire il ritmo delle piattaforme, perdendo profondità e coerenza. Il punto, invece, è governare questa velocità, senza subirla.
Quanto pesa il tema della disinformazione nel vostro lavoro quotidiano?
È una delle sfide principali. La diffusione di contenuti non verificati o volutamente distorti incide direttamente sulla fiducia nei confronti delle istituzioni. In questo scenario, il lavoro del social media strategist assume anche una dimensione di presidio: significa non solo comunicare, ma chiarire, correggere, ricostruire contesti. La credibilità istituzionale si gioca sempre più su questi terreni, dove la linea tra informazione e manipolazione può diventare molto sottile.
E l’intelligenza artificiale come si inserisce in questo equilibrio?
L’intelligenza artificiale è uno strumento potente, che sta già modificando il modo in cui produciamo e distribuiamo contenuti. Può rendere la comunicazione più efficiente, più mirata, più analitica. Ma introduce anche un elemento critico: la possibilità di automatizzare e amplificare messaggi, inclusi quelli fuorvianti. In ambito politico e istituzionale, questo richiede un livello di attenzione ancora più alto. L’AI non è neutrale: dipende da come viene utilizzata e da quali obiettivi guida.
Qual è oggi la responsabilità di chi fa questo lavoro nella sfera pubblica?
È una responsabilità che riguarda la qualità dello spazio pubblico. Chi lavora nella comunicazione istituzionale contribuisce a definire non solo cosa viene detto, ma anche come viene compreso. Significa tenere insieme chiarezza e complessità, accessibilità e rigore. In un contesto polarizzato, è fondamentale evitare scorciatoie comunicative che semplificano eccessivamente o alimentano contrapposizioni.
In sintesi, cosa significa oggi essere un social media strategist nella pubblica amministrazione?
Significa abitare un punto di confine tra istituzioni, cittadini e piattaforme digitali. È un ruolo che unisce comunicazione e politica, strategia e responsabilità. In un tempo in cui tutto è immediato e potenzialmente virale, il vero valore è costruire senso, non solo visibilità.









