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Torna l’incubo Ebola: è allarme rosso per la rapida diffusione senza precedenti del virus

Torna l’incubo Ebola: è allarme rosso per la rapida diffusione senza precedenti del virus

L’Ebola si sta diffondendo nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) a una velocità mai vista prima. A lanciare l’allarme è Jean-Jacques Muyembe, il virologo congolese che nel 1976 contribuì alla scoperta del virus insieme a Peter Piot.

In un’intervista a Le Monde, Muyembe, oggi 84enne e direttore dell’Istituto nazionale di ricerca biomedica di Kinshasa, ha sottolineato come in soli tre mesi il bilancio delle vittime si stia avvicinando a quello dell’epidemia del 2018, che durò ben ventidue mesi.

La situazione è resa ancora più critica dal fatto che l’epidemia è stata individuata con grande ritardo. Secondo Muyembe, il virus circolava già a gennaio 2026, ma è stato confermato solo ad aprile o maggio, dando al patogeno il tempo di infiltrarsi nelle comunità. Da allora, la diffusione è stata inarrestabile: si è passati da tre zone sanitarie colpite inizialmente a ben 53, e da tre a cinque province interessate. Un’espansione che ha reso la gestione dell’emergenza ancora più complessa.

Un sistema sanitario al collasso

La Repubblica Democratica del Congo si trova ad affrontare una doppia emergenza: da un lato, l’epidemia di Ebola, dall’altro, un sistema sanitario già al limite delle sue capacità. Muyembe ha evidenziato come lo smantellamento dell’Usaid (Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale) all’inizio del 2025 abbia indebolito ulteriormente i meccanismi di sorveglianza epidemiologica nel Paese.

La regione più colpita è quella orientale, caratterizzata da una densissima popolazione, conflitti armati e intense attività minerarie. Queste condizioni hanno facilitato la diffusione del virus, rendendo la situazione ancora più difficile da controllare. “La risposta, sia a livello nazionale che internazionale, è stata lenta e inefficace”, ha dichiarato Muyembe. “Stiamo cercando di recuperare il terreno perduto, ma la strada è ancora lunga”.

Il mistero della trasmissione: pipistrelli e deforestazione

A cinquant’anni dalla scoperta del virus, molti aspetti rimangono ancora oscuri, a partire dalla sua trasmissione. Secondo Muyembe, il principale sospettato è il pipistrello, responsabile anche della prima epidemia in Sudan nel 1976, che ebbe origine in una fabbrica di cotone dove questi animali erano presenti in gran numero. “Probabilmente la popolazione fu infettata dagli escrementi dei pipistrelli”, ha spiegato lo scienziato.

Tuttavia, la deforestazione che sta interessando la RDC gioca un ruolo fondamentale nella diffusione del virus. La distruzione degli habitat naturali costringe infatti i pipistrelli a spostarsi verso aree abitate, aumentando il rischio di contatto con l’uomo e, di conseguenza, la trasmissione del patogeno.

Vaccini e cure: una sfida globale

Negli ultimi decenni, la ricerca si è concentrata principalmente sul ceppo Zaire di Ebola, responsabile del 90% delle epidemie e con un tasso di mortalità molto elevato. Tuttavia, sono stati condotti studi anche sul ceppo Bundibugyo, meno diffuso ma altrettanto pericoloso. La sfida principale rimane lo sviluppo di vaccini e cure efficaci: “Se un vaccino viene sviluppato contro un ceppo raro, come il Bundibugyo, ci sarà un mercato sufficientemente ampio da sostenerne la produzione e la distribuzione?”, si chiede Muyembe.

Lo scienziato ha sottolineato come la lotta contro l’Ebola non sia una questione che riguarda solo la RDC, ma un problema globale. “Oggi tutti ne sono consapevoli e stiamo lavorando insieme”, ha dichiarato. Attualmente, sono in corso due importanti studi nella parte orientale del Paese, a Bunia e Mongbwalu, con il supporto dell’unità Malattie infettive emergenti dell’Anrs in Francia. Uno studio sta testando la combinazione di un anticorpo monoclonale e un antivirale per valutarne l’efficacia, mentre l’altro sta analizzando la capacità di un anticorpo monoclonale di proteggere le persone esposte al virus. Tuttavia, i risultati definitivi richiederanno ancora diversi mesi.

Un futuro incerto tra scienza e emergenza

La situazione in Repubblica Democratica del Congo rimane critica, con un virus che si diffonde a una velocità senza precedenti e un sistema sanitario al collasso. Nonostante gli sforzi della comunità scientifica internazionale, molti aspetti del virus rimangono ancora da chiarire, dalla sua trasmissione alle vie per contrastarlo efficacemente.

Muyembe ha concluso l’intervista sottolineando come la lotta contro l’Ebola sia una sfida che richiede un impegno globale. “Non è un problema che riguarda solo un Paese o una regione. È un’emergenza che ci coinvolge tutti”. Nel frattempo, la popolazione congolese continua a pagare il prezzo più alto, in attesa di soluzioni concrete e tempestive. (fonte: adnkronos)

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