L’esposizione al freddo determina una risposta vascolare e ormonale che incrementa la produzione di urina e la sensibilità vescicale. Negli uomini con preesistenti problemi prostatici il fenomeno accentua frequenza, urgenza e ritenzione urinaria, rendendo necessaria una diagnosi medica precoce prima della stagione invernale. Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Rossana Lucera, esperta urologa.
La reazione dell’organismo alle basse temperature
“L’esposizione a un calo repentino dei gradi esterni – spiega la dott.ssa Lucera – attiva una serie di risposte fisiologiche mirate a proteggere le funzioni vitali del corpo. Per limitare la dispersione termica, l’organismo mette in atto una vasocostrizione periferica, concentrata soprattutto a livello degli arti. Questo processo consente di deviare una quota maggiore di sangue e ossigeno verso gli organi primari: cuore, cervello, polmoni, fegato e reni.
La contrazione del calibro dei vasi periferici genera un innalzamento dei valori pressori. Per bilanciare questo incremento e scongiurare sovraccarichi all’apparato cardiovascolare, il corpo riduce la produzione dell’ormone antidiuretico, la sostanza deputata a trattenere i liquidi.
Il calo dell’ormone induce l’eliminazione dei liquidi in eccesso per alleggerire la pressione: i reni ricevono un carico maggiore di filtraggio, determinando un netto aumento del volume di urina prodotta. Questo fenomeno fisiologico prende il nome di diuresi da freddo, al quale si somma un aumento della sensibilità della vescica che scatena lo stimolo minzionale.
L’impatto del clima rigido su chi soffre di ipertrofia prostatica
Negli uomini affetti da disturbi urinari secondari a patologie prostatiche, come l’ipertrofia, il quadro clinico – prosegue la dott.ssa Lucera – subisce un peggioramento marcato durante i mesi invernali. La risposta fisiologica dell’organismo al gelo si sovrappone direttamente a una condizione patologica già presente, moltiplicando i sintomi.
Il numero complessivo delle minzioni giornaliere, di per sé già elevato a causa della prostata ingrossata, subisce un’ulteriore impennata. La maggiore reattività delle pareti vescicali fa percepire l’esigenza di svuotamento con un anticipo netto. A questo si aggiunge la contrazione involontaria del muscolo detrusore, la struttura muscolare della vescica: il risultato è un’urgenza improvvisa, che in diversi casi può sfociare in veri e propri episodi di incontinenza.
Allo stesso tempo può verificarsi una reazione inversa: la contrazione involontaria e la tensione a carico del pavimento pelvico rendono difficoltoso l’avvio della minzione, creando il rischio concreto di un blocco completo e di ritenzione acuta di urina.
Quadro clinico e prevenzione specialistica
Il peggioramento invernale legato all’ingrossamento della ghiandola prostatica comprende un ventaglio preciso di manifestazioni:
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Minzioni frequenti nell’arco delle ventiquattro ore e continui risvegli notturni
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Urgenza minzionale improvvisa con possibili episodi di incontinenza
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Getto urinario ipovalido o debole
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Sensazione persistente di incompleto svuotamento della vescica
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Difficoltà all’avvio della minzione con rischio di ritenzione acuta
Il quadro clinico evidenzia come attendere l’arrivo della stagione fredda per consultare uno specialista urologo rappresenti un errore di gestione clinica. Durante la stagione estiva, infatti, le temperature miti tendono ad attenuare temporaneamente i fastidi, inducendo a sottovalutare il problema.
Impostare un percorso diagnostico e terapeutico mirato già nei mesi caldi – conclude la dott.ssa Rossana Lucera – consente all’apparato urinario di affrontare il calo termico invernale con difese adeguate, scongiurando acuzie dolorose o blocchi vescicali improvvisi”.
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