Roma, 17 febbraio 2026 – In merito alla notizia rilanciata da alcune testate e al commento social dell’infettivologo Matteo Bassetti, abbiamo raccolto anche l’opinione di Marco Manzo, docente nei corsi professionali obbligatori italiani di igiene sul lavoro e tecnica del tatuaggio, e attivo nei primi corsi sperimentali europei dedicati al settore.
Nel suo reel Instagram, Bassetti cita uno studio pubblicato su PNAS e pone una domanda: quale correlazione esiste tra tatuaggi e sistema immunitario? “Nessuno dice che non bisogna più tatuarsi – spiega – ma è un messaggio importante sugli effetti sull’immunità”.
Marco Manzo richiama innanzitutto il quadro normativo: “Il regolamento europeo REACH impone limiti molto rigorosi sui pigmenti. È nato proprio per aumentare la sicurezza dell’utente: i colori utilizzati legalmente in Europa sono sottoposti a controlli e certificazioni severi”.
Sul piano biologico, Manzo chiarisce un punto spesso frainteso: “È noto da tempo, e non rappresenta una novità scientifica, che una parte del pigmento venga intercettata dai macrofagi (cellule del sistema immunitario) e possa essere trasportata ai linfonodi. È anche questo il meccanismo che contribuisce alla permanenza del tatuaggio nel tempo: un processo studiato e descritto da anni, già affrontato nei percorsi formativi obbligatori. La ricerca recente aggiunge ulteriori evidenze e dettagli su ciò che osserviamo da tempo”.
Manzo cita inoltre un filone di studi che prova a misurare la risposta immunitaria in relazione all’esperienza di tatuaggio: “Uno studio pubblicato sull’American Journal of Human Biology (Lynn C.D. et al., 2020) ha osservato, in un campione di adulti nelle Samoa Americane, che le persone con maggiore ‘esperienza’ di tatuaggi mostravano una risposta adattativa più marcata, misurata attraverso livelli di immunoglobulina A secretoria (SIgA), rispetto a chi era al primo tatuaggio. Gli autori ipotizzano un possibile ‘adattamento’ allo stress controllato della procedura, in modo paragonabile – con le dovute cautele – a ciò che avviene con l’esercizio fisico”.
Il punto, però, è non trasformare questi dati in slogan: “Questo non significa che il tatuaggio ‘rafforzi’ il sistema immunitario in senso assoluto. Significa che la relazione tra tatuaggi e risposta immunitaria è un tema di studio e che servono ulteriori approfondimenti prima di trarre conclusioni definitive, soprattutto quando si parla di rischi specifici o di possibili effetti su vaccini e patologie”.
Infine, Manzo sottolinea la differenza tra pratica regolamentata e abusivismo: “Il tatuaggio professionale in Italia è normato dal 1998: esistono percorsi formativi obbligatori, protocolli igienico-sanitari, consenso informato e normative regionali. Il vero rischio, come spesso accade, è l’abusivismo, non la pratica professionale regolamentata. Per tatuarsi in sicurezza bisogna rivolgersi esclusivamente a studi autorizzati, dove i controlli vengono effettuati regolarmente. Accogliamo con favore le nuove conoscenze scientifiche: la tutela della salute è un interesse comune”.









