Nonostante i passi avanti compiuti negli ultimi decenni, un significativo e persistente divario di genere continua a caratterizzare la partecipazione femminile nelle discipline STEM – Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica
Roma, 11 febbraio 2026 – L’11 febbraio si celebra la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per riconoscere il ruolo fondamentale svolto dalle donne nei campi scientifici e tecnologici e per promuovere un accesso equo alla ricerca e all’innovazione.
La Giornata nasce dalla consapevolezza che la parità di genere nella scienza non rappresenta soltanto una questione di giustizia sociale, ma costituisce una condizione imprescindibile per lo sviluppo dell’umanità.
Nonostante i passi avanti compiuti negli ultimi decenni, un significativo e persistente divario di genere continua a caratterizzare la partecipazione femminile nelle discipline STEM – Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica. Sebbene in molti Paesi la presenza delle donne nell’istruzione universitaria abbia raggiunto livelli rilevanti, la disparità resta evidente su scala globale. A livello internazionale, infatti, donne e ragazze rappresentano solo il 28% dei laureati in ingegneria e circa il 40% di coloro che conseguono una laurea in informatica e computer science. Il divario si accentua ulteriormente nel mondo della ricerca, dove le donne costituiscono circa il 33,3% dei ricercatori, spesso beneficiando di borse di studio inferiori, di carriere più brevi e di condizioni economiche meno favorevoli rispetto agli uomini.
Eppure, la storia dimostra come il contributo femminile alla scienza affonda le sue radici in tempi antichissimi. Già nel XIII secolo a.C., una tavoletta cuneiforme menziona Tapputi, profumiera mesopotamica considerata la prima chimica della storia. Nel III secolo d.C., Cleopatra l’Alchimista contribuì allo sviluppo dell’alchimia pratica, mentre tra il IV e il V secolo, Ipazia di Alessandria, matematica, astronoma e filosofa, fu una delle menti più brillanti del mondo antico.
Nel Medioevo, l’italiana Trotula de Ruggiero fu pioniera dell’ostetricia e della ginecologia presso la Scuola Medica Salernitana. Con il Rinascimento e l’età moderna emergono figure come Loredana Marcello, studiosa di botanica, e nel Seicento scienziate di primo piano come Maria Cunitz, che semplificò le leggi di Keplero, e Maria Sibylla Merian, antesignana dell’entomologia moderna.
Il XVIII secolo segna una svolta decisiva con Laura Bassi, prima donna al mondo a ottenere una cattedra universitaria di fisica. Nel secolo successivo brillano nomi come Ada Lovelace, considerata la prima programmatrice della storia, e Florence Nightingale, fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna e pioniera dell’uso della statistica in ambito sanitario.
Marie Curie, la prima donna a vincere il Nobel
Il Novecento è il secolo di Marie Curie, prima donna a vincere il Premio Nobel e unica persona ad averlo ricevuto in due diverse discipline scientifiche. Accanto a lei, figure straordinarie come Rita Levi-Montalcini, premio Nobel per la Medicina, Jane Goodall, che ha rivoluzionato lo studio dei primati, Vera Rubin, che ha fornito le prove dell’esistenza della materia oscura, e June Almeida, la prima ad identificare un coronavirus umano.
Nel XXI secolo, questa eredità prosegue con scienziate come Jaqueline Goes de Jesus, la quale nel 2020 ha sequenziato in sole 12 ore il genoma del COVID-19, e con figure simbolo come Samantha Cristoforetti, prima donna europea a comandare la Stazione Spaziale Internazionale nel 2022.
Un lavoro silenzioso e cancellato
L’elenco delle donne e delle ragazze che hanno contribuito al progresso dell’umanità è molto più lungo di quello riportato in questo articolo per ragioni di sintesi, ma sarebbe ancora più esteso se, nel corso della storia, alle donne fosse stato garantito pari accesso allo studio e alla conoscenza. Molte menti brillanti avrebbero potuto offrire un apporto prezioso non solo alla scienza, ma anche all’arte, alla cultura e al pensiero. Per secoli questo contributo è stato silenzioso e spesso cancellato. Una consapevolezza che non vuole essere soltanto una riflessione sul passato, ma una speranza per il futuro: ogni talento negato è una perdita sociale di inestimabile valore, mentre ogni opportunità riconosciuta costituisce un passo avanti verso lo sviluppo di un sistema più libero, inclusivo e consapevole.









