Roma, 5 luglio 2026 – Una notte immaginata, sperata, sognata per dieci anni. E diventata realtà in una calda serata d’estate, di quelle in cui il ponentino sembra accarezzare Roma in un dolce abbraccio. Ultimo si prende Tor Vergata, si prende la Capitale, si prende tutto con il concerto dei record: 250mila spettatori arrivati da ogni parte d’Italia per assistere all’evento che lo incorona re dei live.
Una serata destinata a entrare nella storia della musica italiana, con numeri da primato e un colpo simbolico fortissimo: Ultimo supera Vasco Rossi e i 225mila spettatori del Modena Park 2017, “scippando” idealmente lo scettro al rocker di Zocca. Una di quelle notti da raccontare, da incorniciare. “Il giorno che aspettavo”, proprio come il titolo del suo nuovo album.
Ultimo a Tor Vergata, il concerto dei record davanti a 250mila persone
Lo sa bene Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, che arriva poco prima del concerto in elicottero, con il cappellino e la canotta bianca ormai diventati parte della sua immagine. Lo sanno anche i 250mila fan che hanno sfidato il sole, il caldo, le lunghe distanze a piedi e i disagi di un’area immensa, dove le ultime file si trovano a centinaia di metri dal palco. Ma l’importante, per tutti, era esserci. Il raduno degli ultimi è diventato il raduno dei primi.
Il palco monumentale di Tor Vergata e l’inizio del rito
Quando il giorno lascia spazio alla notte, il megapalco da 140 metri, alto 60, si illumina e trasforma Tor Vergata in una cattedrale della musica. Una struttura imponente, con 2.500 metri quadrati di schermi led ad alta risoluzione, la firma di Ultimo a sovrastare la scena e una passerella a forma di infinito lunga 30 metri. Sugli schermi scorrono occhi lucidi, abbracci stretti, telefoni puntati verso il palco per catturare un momento da portare dietro per tutta la vita.
Poi appare la scritta che è il manifesto della sua carriera: “Beati gli ultimi perché saranno i primi”. Subito dopo arriva lui, emozionato, teso, con lo stesso sguardo lucido di chi lo ha aspettato per ore. Ma basta intonare “Pianeti”, primo brano in scaletta, perché la tensione scivoli via. Ultimo si inchina davanti al tappeto umano che ha riempito Tor Vergata e si lascia travolgere dal boato.
“Roma sei un capolavoro e questo non è solo un concerto, questo è il giorno che aspettavo, questa è la favola, questa è la favola per sempre”, dice dal palco. Intanto centinaia di palloncini rossi si agitano nella platea, mentre il pubblico canta ogni parola come fosse una pagina della propria vita.
La scaletta di Ultimo a Tor Vergata: da Pianeti a Sogni appesi
Da lì, la musica corre veloce. Arrivano “Lunedì”, “Ovunque tu sia”, “Bella davvero”, “Rondini al guinzaglio”, poi “Romantica” e “La stella più fragile dell’universo”. Non mancano i brani legati alla sua storia sanremese, ancora attraversata da un rapporto complesso con il Festival: “Colpa delle favole”, “I tuoi particolari” e “Il ballo delle incertezze”.
Fabrizio Moro sul palco con Ultimo per “L’eternità”
Uno dei momenti più intensi arriva con “L’eternità (Il mio quartiere)”, quando sul palco sale Fabrizio Moro, che aveva già scaldato la folla prima dell’inizio del live. I due condividono le radici nel quartiere romano di San Basilio, ma soprattutto un legame artistico profondo: Moro è stato tra i primi a credere nel talento di Niccolò Moriconi, accompagnandolo idealmente nel percorso che lo ha portato fino a Tor Vergata.
Ultimo tra San Basilio, Roma e il racconto degli ultimi
In scaletta c’è anche “Fateme Cantà”, sfogo contro un sistema che spesso stritola chi prova a farsi largo, poi “Stasera” e “Poesia senza veli”. Prima di “Solo”, Ultimo si ferma e racconta: “Certe canzoni ti riportano a quando le hai scritte e perché le hai scritte. Ho scritto questa canzone nel 2021 e ricordo esattamente il momento in cui l’ho fatto”. Un riferimento al periodo del Covid e della quarantena, quando la solitudine diventava esperienza collettiva.
Il concerto procede senza pause, con Ultimo che non si risparmia e sembra non voler più scendere da quel palco. Una serata grandiosa nei numeri, ma essenziale nella costruzione: niente fronzoli inutili, niente effetti speciali fini a sé stessi. Tutto è pensato per rendere l’esperienza accessibile anche a chi si trova lontanissimo dalla scena principale. Trentotto linee audio e diciotto maxischermi distribuiti lungo tutta l’area permettono ai 250mila presenti di sentirsi parte di un unico rito collettivo.









