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Intervista al maestro Uto Ughi: “Porto la musica in piazza per chi non la conosce ancora”

Intervista al maestro Uto Ughi: “Porto la musica in piazza per chi non la conosce ancora”

Il 13 settembre il celebre violinista si esibirà in piazza Anco Marzio ad Ostia. Le sue parole al faroonline.it: “La musica classica ha sempre un valore sociale. Credo che ogni generazione possa trarne gioia e ispirazione, soprattutto in un tempo in cui questo tesoro rischia di essere trascurato”

Ostia, 10 settembre 2025 – La musica ha il potere di trascendere il tempo e lo spazio, e nelle mani di un maestro può trasformarsi in pura magia. Uto Ughi, tra i più grandi violinisti viventi, ha incantato per decenni platee in tutto il mondo con il suo talento e la sua intensità interpretativa. Sabato 13 settembre si esibirà a Ostia, in piazza Anco Marzio, per un concerto che si annuncia come un evento straordinario. In vista di questa serata, il celebre artista ha concesso a ilfaroonline.it un’intervista in cui racconta il suo percorso, il valore sociale della musica e la sua missione di avvicinarla a tutti

Maestro sabato si esibirà ad Ostia. Da dove nasce la scelta di una piazza pubblica invece che di una location rinomata e prestigiosa come il Teatro Romano di Ostia Antica?

Ho avuto il privilegio di esibirmi al Teatro Romano alcuni anni fa: un contesto di straordinario fascino e grande prestigio. L’unico elemento meno favorevole è stato il sorvolo di aerei a intervalli regolari, che talvolta interferiva con l’ascolto. Quanto alla data di sabato, partecipo con piacere all’invito del Comune di Roma – Municipio X. Suonerò in piazza con l’intento di condividere la musica classica anche con un pubblico meno abituato a questo repertorio, nella convinzione che la bellezza di questi capolavori possa parlare a tutti

Ostia è un quartiere popolare e multiculturale di Roma: portare la musica classica qui ha anche un valore sociale?

La musica classica porta sempre con sé un valore sociale e credo sia importante condividerla anche in contesti meno consueti. Lo faccio spesso, perché penso che debba appartenere a tutti. Naturalmente è fondamentale che vi siano condizioni acustiche adeguate, e mi auguro che sabato siano garantite; in caso contrario, sarà comunque un’occasione preziosa di incontro e condivisione

Maestro, quando suona dice che a volte prova un grande fastidio se non riesce a farlo perfettamente, altre volte un’euforia da conquista. Oggi, più perfezione o più gratitudine?

Più che fastidio, in quei momenti provo un sincero dispiacere per non essere riuscito a rendere alla musica il servizio che merita. Ogni esecuzione, per me, è un atto di responsabilità verso l’opera e verso il pubblico: quando sento di non averla espressa al meglio, resta il rammarico. Al tempo stesso, però, prevale sempre la gratitudine per il privilegio di poterla condividere.

In un’Italia in cui ormai spopolano la cultura pop e trap, come si fa a far ri-emergere l’amore per la musica classica?

Ho riscontrato una grande disponibilità da parte del ministro dell’Istruzione nell’impegno a rendere la musica classica accessibile anche ai giovani che non hanno avuto l’opportunità di avvicinarsi a questo patrimonio. La musica classica, troppo spesso relegata ai margini, merita invece di tornare a occupare un ruolo centrale nella formazione culturale. Trovo quindi molto significativo e incoraggiante che vi sia la volontà di promuoverla e farla conoscere a tutti.

Oggi è impegnato nel progetto “Uto Ughi per i giovani” per diffondere lo studio della musica nelle scuole in collaborazione col Ministero dell’Istruzione, cosa sta insegnando ai giovani e cosa sta imparando dai giovani?

I giovani hanno a disposizione un patrimonio straordinario rappresentato dal grande repertorio della musica classica, eppure spesso ne restano all’oscuro. Riavvicinarli a questa miniera preziosa – che include anche la ricchissima tradizione italiana – significa offrire loro una fonte inesauribile di emozioni e bellezza. Credo che ogni generazione possa trarne gioia e ispirazione, soprattutto in un tempo in cui questo tesoro rischia di essere trascurato

Lei ha fatto centinaia di concerti. Ce ne dica uno che non è andato nel migliore dei modi, senza che il pubblico se ne accorgesse.

Ogni concerto è, per sua natura, un’incognita: c’è sempre qualche dettaglio che non corrisponde esattamente a ciò che si vorrebbe. L’interpretazione musicale, infatti, è una continua ricerca, e ogni ricerca implica anche il rischio di non riuscire a comunicare pienamente. Ma è proprio questo rischio a rendere viva l’esecuzione e a dare senso al nostro impegno: vale sempre la pena percorrere questa strada per far conoscere e trasmettere la musica.

A che punto è della sua carriera? Ha dei rimpianti? O dei rimorsi?

Se parliamo di rimorsi, direi che il più grande è quello di non sentirmi mai del tutto adeguato alla musica che interpreto: la sua profondità è tale da farmi percepire sempre un margine di distanza. Quanto ai rimpianti, resta quello di non averle dedicato abbastanza tempo e studio. Ma forse è proprio questa tensione continua a spingermi ancora oggi a cercare, con umiltà e passione, di avvicinarmi sempre di più alla sua essenza.

Quando non ne può più della musica classica, che cosa ascolta?

Ho un rapporto sereno con la musica leggera: riconosco che vi sono interpreti di talento anche in questo ambito e talvolta l’ascolto con piacere. Tuttavia, non ritengo opportuno mettere a confronto la musica leggera con i capolavori della tradizione classica: appartengono a universi diversi, ciascuno con la propria dignità e funzione.

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