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Hantavirus, cos’è il virus della nave MV Hondius e quali sono i rischi

Hantavirus, cos’è il virus della nave MV Hondius e quali sono i rischi

Roma, 11 maggio 2026 – Il Ministero della Salute prepara una circolare per fornire indicazioni operative a Regioni, autorità sanitarie e uffici di frontiera sui casi di persone che dovessero mostrare sintomi compatibili con l’infezione da hantavirus. Le misure si inseriscono nel quadro delle indicazioni internazionali già diffuse dall’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, dopo il focolaio collegato alla nave da crociera MV Hondius.

In Italia, al momento, sono 4 le persone sotto osservazione e in isolamento volontario. Si tratta di passeggeri del volo Klm sul quale era salita una donna olandese proveniente dalla MV Hondius, risultata positiva al virus e poi deceduta. I quattro, secondo quanto riferito, non sono positivi e non presentano sintomi.

Gli hantavirus sono una famiglia di virus che può provocare malattie anche gravi nell’uomo. Il ceppo al centro del focolaio sulla MV Hondius è il virus Andes, un hantavirus presente soprattutto in Sud America e associato alla sindrome polmonare da hantavirus, una forma respiratoria che nei casi più seri può evolvere rapidamente.

Di norma il contagio avviene attraverso il contatto con roditori infetti o con loro urine, saliva e feci. Nel caso del virus Andes, però, è documentata anche una trasmissione da persona a persona, considerata rara e legata soprattutto a contatti stretti e prolungati con persone malate.

È uno dei punti centrali chiariti dalle autorità sanitarie: non si tratta di un virus respiratorio con dinamiche paragonabili al Covid. Il rischio generale per la popolazione resta considerato basso, mentre l’attenzione è concentrata sui passeggeri, sui membri dell’equipaggio e sui contatti stretti collegati alla nave e ai trasferimenti successivi. L’Ecdc valuta il rischio per l’Europa come molto basso, secondo quanto riportato dal Ministero della Salute.

I sintomi possono comparire tra 4 e 42 giorni dopo l’esposizione. Nelle fasi iniziali possono includere febbre, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa, brividi, nausea, vomito, diarrea e dolore addominale. Nei casi più gravi può svilupparsi un quadro respiratorio severo, che richiede assistenza medica tempestiva.

Per questo le autorità sanitarie puntano su isolamento, monitoraggio quotidiano e tracciamento dei contatti. L’Ecdc ha indicato per le persone considerate ad alto rischio una sorveglianza fino a 42 giorni, con auto-quarantena, controllo dei sintomi e test in caso di comparsa di segnali compatibili con l’infezione.

Il focolaio sulla MV Hondius

Il focolaio è stato segnalato sulla nave da crociera MV Hondius, arrivata a Tenerife dopo giorni di gestione sanitaria internazionale. A bordo si trovavano passeggeri e membri dell’equipaggio di diverse nazionalità. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha riferito che il cluster è stato notificato il 2 maggio 2026, dopo la comparsa di casi di grave malattia respiratoria tra persone collegate alla nave.

Le operazioni di sbarco e rimpatrio sono state organizzate nel porto di Granadilla, a Tenerife, con misure di protezione e trasferimenti controllati. Secondo le ricostruzioni internazionali, diversi Paesi hanno avviato procedure di quarantena e sorveglianza per i propri cittadini rientrati dalla nave. Reuters ha riferito che una passeggera francese e un cittadino americano sono risultati positivi dopo l’evacuazione.

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi umani degli Stati Uniti ha comunicato che uno dei 17 americani rimpatriati è risultato lievemente positivo al ceppo Andes, mentre un altro passeggero presentava sintomi lievi. In Francia, la ministra della Salute Stéphanie Rist ha confermato la positività di una cittadina francese, ricoverata in una struttura specializzata per malattie infettive.

Il ruolo del Ministero della Salute

Il Ministero della Salute italiano ha spiegato di aver attivato le procedure di valutazione del rischio, sorveglianza e coordinamento sanitario dopo le segnalazioni arrivate attraverso i circuiti internazionali sul focolaio di Andes Hantavirus collegato alla MV Hondius.

La circolare in arrivo servirà a uniformare le indicazioni operative per il territorio: cosa fare in presenza di sintomi, come gestire eventuali contatti, quali procedure seguire negli scali e negli uffici di frontiera. L’obiettivo è evitare sottovalutazioni senza alimentare allarme, in una fase in cui le autorità internazionali continuano a definire basso il rischio per la popolazione generale.

Guterres: “Il rischio resta basso”

Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, è intervenuto sul caso. In un messaggio pubblicato su X ha ribadito che il rischio attuale per la salute pubblica resta basso, sottolineando però l’importanza di garantire la sicurezza di passeggeri ed equipaggio attraverso una risposta sanitaria coordinata a livello internazionale.

Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha usato una formula ancora più netta per rassicurare la popolazione: “Non è un altro Covid”. Il messaggio delle autorità sanitarie è che la situazione richiede attenzione, tracciamento e misure precauzionali, ma non indica al momento un rischio diffuso per la popolazione.

Cosa devono fare i cittadini

Per la popolazione generale non sono indicate misure particolari, se non quelle eventualmente comunicate dalle autorità sanitarie. La sorveglianza riguarda soprattutto chi è stato esposto alla nave, ai casi confermati o a contatti stretti durante trasferimenti e voli.

Chi dovesse aver avuto un contatto a rischio e sviluppare febbre, stanchezza intensa, dolori muscolari o sintomi respiratori deve contattare subito i servizi sanitari, evitando iniziative autonome. Non esiste al momento un vaccino o un trattamento antivirale specifico per il virus Andes: la cura è di supporto e l’assistenza precoce è considerata essenziale nei casi sospetti.

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