vadimoda.it

Apex: il cinema come sublimazione di fantasie proibite

Apex: il cinema come sublimazione di fantasie proibite

Roma, 18 maggio 2026 – Il cinema è senza dubbio la più grande macchina di proiezione psicologica mai inventata dall’essere umano.
Alfred Hitchcock e Bernardo Bertolucci hanno esplicitamente dichiarato che fare cinema significava “mettere a nudo i propri sogni e le proprie ossessioni sul grande schermo”.

Chi scrive e dirige una scena ha il potere assoluto di decidere come i corpi si muovono, come si guardano, dove cade la luce e quando tagliare l’inquadratura, rendendo le riprese assimilabili a un atto di voyeurismo.

In questo senso, l’arte può diventare una forma di sublimazione, perché permette l’espressione di impulsi sociali, sessuali o violenti che nella vita reale sarebbero inaccettabili sia per sé stessi che per la società.

Un film come Apex permette all’autore e al pubblico di esplorare il brivido del pericolo, il sadomasochismo psicologico e le dinamiche predatore-preda in totale sicurezza.

Spesso gli sceneggiatori proiettano sui personaggi il proprio partner ideale o il proprio “io” ideale. Quando un regista sceglie attori con un magnetismo così forte, come Charlize Theron e Taron Egerton, ha trovato gli interpreti perfetti per materializzare fisicamente una fantasia erotica e psicologica che prima poteva esistere solo nella sua mente. È inevitabile quindi, che questa dinamica di “valvola di sfogo” si trasferisca direttamente sul pubblico: e forse è proprio questo che rende Apex così intrigante e coinvolgente.

Taron Egerton e la fascinazione del predatore

L’attrazione e il fascino magnetico di Ben non nascono solo dalla bellezza di Taron Egerton, ma da archetipi psicologici profondi e radicati e soprattutto dal modo in cui gli sceneggiatori hanno costruito l’interazione tra predatore e preda durante il film: l’inseguimento nei boschi mette in scena la fantasia primitiva del chase play (il gioco dell’inseguimento), molto comune sia nel regno animale che nelle fantasie umane.

Il momento in cui Ben lascia deliberatamente a Sasha qualche secondo di vantaggio prima di inseguirla nel bosco, le espressioni e i movimenti dell’attore e la scelta musicale (Go-extended mix – The Chemical Brothers) hanno conquistato il pubblico – specialmente quello femminile – facendo spopolare la scena sui social: molte creator hanno ironizzato sul fatto che loro non sarebbero scappate perché attratte da lui.

Questo perché, finché Ben usa la balestra e gioca con Sasha, la dinamica è intrisa di componenti di seduzione psicologica in cui il predatore esige l’attenzione totale e fisica della sua preda.

Nelle interviste rilasciate per il lancio di Apex, Charlize Theron e Taron Egerton hanno confermato questa tensione ambigua, psicologica e viscerale:
l’intera architettura del film si regge su un’alchimia complessa tra i due protagonisti, tanto da portare parte del pubblico femminile a sperare che finissero per innamorarsi.

Come la narrazione patriarcale ha modellato la fantasia femminile

In psicologia e nei moderni studi di sessuologia, le fantasie legate all’inseguimento o alla sottomissione si basano su un presupposto fondamentale: il consenso totale e il controllo assoluto.

Per secoli, i poeti hanno cantato la fuga della donna come un atto di pudore che serve unicamente a stimolare il desiderio dell’uomo, il cacciatore (Apollo insegue Dafne, Plutone rapisce Proserpina).

La letteratura ha trasformato questi archetipi in complessi intrecci psicologici, normalizzando l’idea che l’erotismo femminile debba passare attraverso l’inseguimento, il superamento del rifiuto o la reclusione.

La cultura ha insegnato agli uomini che l’erotismo è legato alla dominazione, alla conquista e alla persistenza, e alle donne, che è giusto essere desiderate al punto da essere “braccate”, sollevandole così dalla responsabilità del proprio desiderio in una società che giudica la sessualità femminile attiva, perché da sempre, alle donne viene insegnato che esprimere un desiderio sessuale attivo o esplicito è sbagliato e pericoloso.

Il pubblico, identificandosi in un personaggio cinematografico come Sasha nella prima metà di Apex, non prova più sensi di colpa: se l’uomo è così potente e ossessionato da non darti scelta, tu non hai colpa per quello che sta succedendo. Sei desiderata in modo assoluto, ma resti socialmente innocente.

Il punto di rottura: la grotta

Il momento in cui l’illusione erotica crolla: la vista dei cadaveri nella grotta sposta bruscamente il film dal terreno del gioco psicologico-sensuale a quello della patologia pura.

Ben smette di essere un uomo magnetico e pericoloso e diventa una figura profondamente disturbata, un collezionista malato di feticci di morte.

L’eccitazione erotica si affievolisce, perché scompare la speranza di un inseguimento per possesso e subentra la pura repulsione per la carne morta.

È come se gli sceneggiatori avessero usato questa transizione proprio per destabilizzare lo spettatore, colpevolizzandolo quasi per aver provato quel brivido eccitante nella prima metà del film.

administrator

Articoli Correlati