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“Vale la pena sposarsi?”: una riflessione profonda nel libro del Monsignor Tommaso Stenico

“Vale la pena sposarsi?”: una riflessione profonda nel libro del Monsignor Tommaso Stenico

Una riflessione rivolta a chi si prepara a sposarsi: ogni vocazione cristiana richiede una adeguata preparazione. Come c’è un cammino di fede per le vocazioni di speciale consacrazione, così è richiesto un differente, ma specifico, itinerario di fede e di amore per coloro che si avviano al matrimonio e alla vita di famiglia. Il fidanzamento è scuola di vita e tempo di grazia. Può ben essere considerato come tempo di conoscenza reciproca e di condivisione di un progetto. Questo è il tema centrale del libro di Monsignor Tommaso Stenico, che scopriamo insieme a lui in un’intervista.

Monsignor Tommaso Stenico, curioso il titolo del suo libro! A chi è destinato?

Il volume è una riflessione su quello che un tempo si chiamava “fidanzamento”: quindi un libro destinato a chi si prepara a sposarsi. E la provocazione del titolo vuole essere un sasso gettato nell’acqua per agitare le domande che inevitabilmente porta con sé un passo tanto importante quanto la celebrazione del matrimonio

Ma in tutta onestà c’è ancora chi parla di matrimonio?

Lei ha centrato l’obiettivo. Il libro è pensato proprio per il fatto che sono molto pochi coloro che parlano di unione matrimoniale. Statistiche anche recenti (per il valore che hanno) danno numeri a parer mio impietosi. In molti centri, anche piccoli, soprattutto del nord la celebrazione dei matrimoni con rito civile hanno superato – anche se di poco – la celebrazione del matrimonio sacramento. Ma soprattutto sembrano ormai diventate prassi la convivenza e le unioni libere. Oggi è comune leggere su quotidiani e settimanali affermazioni del tipo: “il mio compagno/la mia compagna”. E’ entrato ormai nel parlare comune che Tizio/a vive la sua seconda/terza “convivenza”.

Ravvisa un perché di questo scollamento matrimoniale?

A mio parere le cause – se vogliamo chiamarle così – sono due: il secolarismo relativistico che sta conducendo la società a vivere “come se Dio non esistesse”. Sempre meno oggi l’uomo cerca Dio. Constata che può vivere bene anche senza di Lui. Dio non è neppure un valore aggiunto. Tanto che il “teocentrismo” (Dio al centro) ha lasciato il posto all’antropocentrismo (l’uomo al centro). Il risultato è tremendo: infatti sempre più spesso oggi si parla di apostasia. Una apostasia partita da lontano. Ricordo che, molti anni fa, tra i miei libri di filosofia (che precedeva lo studio della teologia) aveva un libro che conservo ancora gelosamente: L’eclissi del sacro nella civiltà industriale del sociologo Sabino Acquaviva

E la seconda causa dello scollamento dell’istituto matrimoniale e dalla famiglia?

La seconda causa la ravviso più sul piano psicologico ed etico: una assoluta incapacità di perpetuità. I ragazzi oggi non concepiscono più il concetto del “per sempre”. Ricordo che a un corso di giovani in preparazione del loro matrimonio al mio sottolineare con il tono della voce e il movimento delle mani che è il matrimonio è unico, fedele, indissolubile, per sempre, per tutta la vita, mi ha interrotto dicendomi: “L’idea del per sempre mi rompe la testa!”. In effetti appare proprio paradossale per i giovani d’oggi (ma non solo per i giovani) incamerare il concetto di per sempre. Il loro convincimento è che si sta insieme …. fin che va bene….

Lei ha parlato anche di causa etica

Infatti: a mio modo di vedere le cose, un altro elemento di cui tenere conto nella disamina del troppo facile mutamento di situazioni matrimoniali è la “mancanza/incapacità di sacrificio”. Il pensiero dominante è che, quando si sta male insieme, non c’è piu nulla da ricercare.
Perché far fatica a capirsi? Perché rinunciare a qualcosa per far spazio al partner?
Perché chiedere scusa? La via migliore è quella della fuga. Non stiamo piu bene insieme. No va più. Ci abbiamo creduto ma non va.

E allora, “vale la pena sposarsi”?

Beh questo me lo dirà lei quando avrà letto tutto il libro.

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