1 ottobre 2026 | 10:58
La dimora antica, i cavalieri e il silenzio della valle: l’itinerario che svela l’altra Assisi. Il percorso si sviluppa in due giornate.
Assisi – Camminare lungo i vicoli di pietra di Assisi significa confrontarsi con una stratificazione che va oltre la superficie visibile. Non c’è soltanto la traccia serafica impressa dal Poverello nei santuari e nelle piazze; tra le pieghe del Medioevo cittadino affiorano i segni di una presenza cavalleresca che ha condiviso quegli stessi orizzonti di fede e passaggio: l’Ordine del Tempio.
Francesco e i Templari, Fontebella Palace Hotel
È da questa trama documentata che prende forma la proposta “Francesco e i Templari”, ideata dal Fontebella Palace Hotel come percorso esperienziale che connette la spiritualità francescana alle testimonianze storiche dell’epopea templare in Umbria. La struttura stessa funge da archivio abitato: l’antica residenza nobiliare, sottoposta alla tutela della Soprintendenza ai Beni Culturali, rivela ambienti medievali, rinascimentali e settecenteschi dove le volte e le murature originarie scandiscono camere concepite ciascuna con una propria identità costruttiva. Il percorso si sviluppa in due giornate ad Assisi.
L’itineraio e la cena medievale
L’itinerario include l’accesso e la visita alla Mostra dei Templari, focalizzata su simboli, documenti e vicende dell’Ordine cavalleresco, accompagnata dalla consegna di una pubblicazione storiografica dedicata. La narrazione prosegue a tavola attraverso una cena degustazione in tre portate, formulata come percorso filologico tra ingredienti dell’epoca e memoria gastronomica umbra, e si conclude l’indomani con un pranzo informale incentrato sui sapori territoriali presso il bistrot.
La chiave di legno e la veglia sulla valle
Dalle grandi vetrate affacciate sulla pianura umbra, lo sguardo abbraccia la basilica di San Pietro e la valle, ricongiungendo la quiete del soggiorno alla memoria di una comunità che ha fatto dell’accoglienza il proprio cardine.
Varcare l’ingresso del palazzo significa compiere un gesto che le tecnologie dell’ospitalità seriale hanno quasi cancellato: ritirare al banco la propria chiave metallica, custodita nella grande bacheca in legno di noce.
Non una tessera impersonale, ma il peso rassicurante del metallo che apre una stanza ogni volta diversa, costruita tra volte duecentesche e memorie d’altri secoli. Quando la sera cala sul colle di Assisi, la sala del ristorante accende le sue luci basse e il profilo dell’abbazia di San Pietro resta nitido contro l’orizzonte. È in questo intervallo di quiete, tra la pietra tutelata dalle Belle Arti e il silenzio dei campi, che il viaggio tra la regola dei monaci guerrieri e l’eredità francescana trova la sua forma più autentica: non più un soggiorno di passaggio, ma il viaggio in un tempo sospeso da custodire.










