Perché ci piacciono le serie Horror, le storie macabre e se sono storie vere ancor di più? Ci affascinano quando abbiamo la possibilità di entrare nell’oscurità della mente umana e quando questa viene portata sullo schermo. Un’interpretazione magistrale qualla di Charlie Hunnam nella serie Tv Netflix “Monster: la storia di Ed Gein”. Un ruolo controverso e complicato che è riuscito a farci entrare nella mente del mostro e ad uscirne con un’inquietudine e una consapevolezza che questa storia è realmente accaduta.
Parliamo di Ed Gein “Il macellaio di Plainfield”: una figura realmente esistita che ha terrorizzato l’America e che ha inspirato tre grandi classici dei film horror come Psyco, Non aprite quella porta e il Silenzio degli innocenti. Tre grandi cult con al centro personaggi macabri la cui matrice è sempre la stessa, la follia.
Eddy è un ragazzotto di campagna, semplice, gentile e molto educato cresciuto con la madre, una fanatica religiosa che sin da piccolo lo ha indottrinato seguendo dettami estremi in nome di un Dio che punisce ogni cosa. Ed pensa che tutto questo sia normale, che sua madre abbia sempre ragione e che non può fare altro che obbedirle. E’ da lì che il suo rapporto con lei diventa morboso (Il focus su cui si snoda la trama di Psyco), quasi ossessivo, al punto che non riuscirà a separarsene nemmeno dopo la morte (letteralmente).
La serie inizia con Ed che già manifesta i suoi comportamenti “strani”: gli piace indossare gli indumenti di sua madre, soprattutto l’intimo, cosa che quando lei viene a scoprire gli fa scontare punendolo e reprimendo quella parte che stava emergendo dal suo animo. Ma Ed in realtà è attratto dal genere femminile, al punto che si innamora di una giovane ragazza della cittadina con la quale scopre di avere alcune macabre passioni in comune.
Nonostante il sentimento per lei Eddy non riuscirà mai a staccarsi dalla madre, che non tollera nessun tipo di contatto del figlio con l’altro sesso. Poi un ictus gliela porta via e per lui crolla il mondo: non ha più un punto di riferimento. Stiamo parlando degli anni in cui l’Europa stava vivendo l’incubo del nazismo, il genocidio e la guerra. Ed si trova in oltreoceano ma quello che sta accadendo arriva sino a lui in un modo un po’ insolito: gli capita tra le mani un fumetto che rappresenta una donna tedesca che faceva esperimenti orribili sugli ebrei, dilettandosi a scuoiarli e con la loro pelle farci lampade, sedie e altri complementi di arredo. Un orrore che però ha affascinato Ed Gein.
Dopo aver dissotterrato un corpo dal cimitero (convincendosi che fosse la madre ancora viva e portandola in casa), comincia a dissotterrare altri corpi umani e li utilizza per affinare la sua tecnica cercando di replicare quelle macabre “opere”. Parte con una lampada, ma passa poi a sedie, tappeti, divani: tutte cose che sono poi state ritrovate insieme a molti resti umani conservati all’interno della sua abitazione. Accurate sono anche le preparazioni dei sui travestimenti: non si limita a indossare vestiti da donna, ma anche i volti con tanto di capelli, creando delle maschere molto realistiche (e come potrebbero non esserlo?)
Con il tempo Ed non usa più solamente corpi già morti: comincia ad uccidere e smembrare i corpi, alcuni con una motosega (e qui il rimando a Leatherface di “Non aprite quella porta”). Un rimando al cannibalismo (e quindi ai gusti di Hannibal Lecter ne “Il Silenzio degli innocenti”) c’è quando Ed trasforma la carne delle sue vittime in cibo che offre al vicinato. La cosa che fa più paura è la freddezza con cui compie questi gesti: per lui sembra che sia tutto normale e che non ci sia nulla di male a fare quello che fa. Andando avanti, non ne può fare a meno e la situazione degenera.
Perché la serie è un successo
La serie è ben costruita, ma ha un ritmo un po’ lento. Il che può far perdere l’attenzione alle prime puntate, soprattutto per chi si aspettava solo orrore e sangue. Ma in questo racconto c’è molto di più: quello che emerge è la fragilità di Ed Gein e ci si focalizza più su come è nato il mostro, invece che solo sulle sue azioni. Un animo tormentato che ha all’origine radici profonde che partono dall’infanzia di Ed e che sbocciano in una perversione inimmaginabile. E’ un modo per capire da dove deriva tutto quel male e cercare di trovare una risposta anche se non ce ne sono.
Bello è anche il salto in avanti nel tempo quando in alcune puntate i registri dei film che hanno preso ispirazione da lui come Alfred Hitchcok o Tobe Hooper, mostrano come sono nate le pellicole partendo dalla loro ispirazione fino all’effetto che hanno avuto nel pubblico (Psyco quando è uscito nelle sale ha rappresentato uno scandalo, mentre oggi è una pietra miliare del cinema horror).
L’unica nota dolente sono i troppi sbalzi temporali e l’intrico di interazioni, nella parte finale, che Ed ha con alcune figure per lui importanti: è lì che si crea un po’ di caos nella narrazione perché non si distingue cosa è reale da cosa non lo è. Ma nulla è lasciato al caso e scoprirete perché.
Posso dire che consiglio “Monster: la storia di Ed Gein” a tutti gli appassionati del genere. Ma per vederla bisogna staccarsi dalla visione di paura nel vero senso del termine e ricordare che i veri mostri non sono quelli che si nascondono sotto il letto o negli armadi, sono reali e sono dentro di noi.









