Settembre significa ritorno sui banchi, ma per molte famiglie coincide anche con uno degli appuntamenti più impegnativi per il bilancio domestico: l’acquisto dei libri scolastici. Una voce di spesa che, osservata su un arco di tempo lungo, mostra una crescita significativa.
Secondo l’indagine dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sul settore dell’editoria scolastica, il mercato dei libri di testo nuovi vale oggi circa 800 milioni di euro l’anno, ai quali si aggiungono circa 150 milioni del mercato dell’usato.
A incidere maggiormente sono gli anni delle scuole medie e superiori, quando l’acquisto dei testi ricade sulle famiglie. L’Antitrust quantifica in circa 580 euro la spesa media sostenuta nell’intero ciclo della scuola secondaria di primo grado e in 1.250 euro quella relativa all’intero percorso delle superiori.
Guardando indietro emerge un dato interessante: il valore del mercato dei testi nuovi è cresciuto nonostante la popolazione scolastica italiana si sia progressivamente ridotta.
L’andamento va però letto tenendo conto di più fattori, tra cui l’evoluzione dei prezzi, il numero degli studenti e le modalità con cui vengono scelti e acquistati i testi. Sul periodo più recente, Altroconsumo calcola che nell’ultimo decennio i prezzi dei libri scolastici siano aumentati di oltre il 25%.
Perché i libri costano di più?
Dietro l’andamento dei prezzi non c’è una sola causa. Negli ultimi anni hanno inciso anche l’aumento dei costi di produzione, della carta e dell’energia. Ma l’indagine dell’Antitrust ha acceso i riflettori più in generale sul funzionamento dell’intero mercato.
Il settore risulta infatti fortemente concentrato: Mondadori, Zanichelli, Sanoma e La Scuola detengono oltre l’80% del mercato. L’Autorità ha inoltre evidenziato alcuni aspetti che possono limitare la concorrenza e le possibilità di risparmio, tanto da proporre una serie di interventi alle istituzioni competenti.
Un altro elemento riguarda il mercato dell’usato. In teoria rappresenta una delle strade più immediate per abbattere la spesa, ma la possibilità di riutilizzare i volumi può ridursi quando vengono adottate nuove edizioni o quando cambiano gli apparati didattici collegati al testo.
Il digitale doveva ridurre i costi, ma la transizione resta incompleta
Da anni la normativa scolastica spinge verso l’utilizzo di libri in formato digitale o misto. L’obiettivo non riguarda soltanto l’innovazione della didattica, ma anche la possibilità di contenere il costo complessivo dei materiali. Il Ministero prevede infatti tetti di spesa inferiori quando le classi adottano determinate tipologie di testi digitali o misti.
Nella pratica, però, il digitale non ha ancora sostituito il libro cartaceo come soluzione prevalente ma si è affiancato ai libri tradizionali attraverso contenuti e materiali online. Inoltre computer e tablet rappresentano a loro volta una spesa che non tutte le famiglie sono in grado di affrontare. Proprio per questo, al termine del’ indagine, l’Antitrust ha sottolineato la necessità di rendere più efficace l’utilizzo delle risorse digitali, affinché possano tradursi in un vantaggio reale per studenti e famiglie.
Il caro-libri resta quindi una questione aperta, che va oltre il semplice aumento dei prezzi di copertina. A incidere sul bilancio familiare sono anche il numero dei testi richiesti, il ricorso a nuove edizioni, le possibilità offerte dal mercato dell’usato e una digitalizzazione che non ha ancora prodotto i risparmi attesi.









