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L’arte del tatuaggio entra in chiesa: l’artista e tatuatore di fama mondiale Marco Manzo espone le sue opere a Santa Maria dei Miracoli

L’arte del tatuaggio entra in chiesa: l’artista e tatuatore di fama mondiale Marco Manzo espone le sue opere a Santa Maria dei Miracoli

Roma, 20 marzo 2024 – In mostra le installazioni di “Marco Manzo a Santa Maria dei Miracoli“: saranno allestite dal 21 marzo al 31 agosto 2024; il vernissage si terrà il 21 marzo alle ore 19.00 nella chiesa di Santa Maria dei Miracoli (Piazza del Popolo, Roma)

“Marco Manzo a Santa Maria dei Miracoli” è il titolo del percorso di installazioni, organizzato da “Il Cigno GG Edizioni”, che sarà allestito nella chiesa di Santa Maria dei Miracoli (Piazza del Popolo, Roma) dal 21 marzo al 31 agosto 2024. L’ingresso è gratuito.
 Il vernissage si terrà giovedì 21 marzo alle ore 19.00 nella chiesa di Santa Maria dei Miracoli (Piazza del Popolo, Roma), mentre la Conferenza stampa si svolgerà nel corso della mattinata, alle 11.30, sempre nella stessa basilica. Interverranno, oltre all’artista Marco Manzo e a Lorenzo Zichichi de “Il Cigno GG Edizioni”, don Giuseppe Lorizio, direttore dell’ufficio Cultura e dell’ufficio Liturgico del Vicariato di Roma, e padre Ercole Ceriani, rettore della chiesa di Santa Maria dei Miracoli.

Saranno allestite opere in marmo bianco di Carrara, mani di donne e di uomini che testimoniano la violenza sulle donne (opere reduci dalla 58’ Esposizione internazionale d’arte, la Biennale di Venezia), più alcune opere inedite: la scultura in marmo bianco “La Maddalena pacificata”, la “Croce gloriosa dei miracoli”, che sarà acquisita nel patrimonio artistico della stessa chiesa. Una “Croce gloriosa dei miracoli” in formato monumentale, alta circa 4 metri, realizzata con tecnica e materiali misti, e due installazioni che raffigurano due mani, “Le mani della crocifissione”.

Marco Manzo, tatuatore e scultore contemporaneo – spiega Padre Ercole Ceriani, rettore della chiesa di Santa Maria dei Miracoli – , attraverso raffinate realizzazioni indaga i sentimenti umani e in particolare il tema della violenza contro vittime inermi. Nella chiesa di Santa Maria dei Miracoli in Piazza del Popolo, alle sculture di Marco Manzo si accompagnano, in sorprendente e perfetta sintonia, testi biblici. Anche se redatti in tempi antichi e in ambienti culturalmente distanti dal nostro, le citazioni bibliche, come l’opera di Marco Manzo, testimoniano un vissuto che accomuna l’esperienza dell’essere umano di tutti i tempi e luoghi. Nella storia, come nella vita, ci si imbatte in eventi non decifrabili, molte domande rimangono inevase e spesso i conti non tornano: la vittima appare inerme davanti alla prepotenza e il grido di aiuto rimane in perenne attesa di una risposta. Nonostante tutto i testi biblici, come le sculture di Marco Manzo, sono permeati da una ostinata e radicale fiducia in una possibilità di riscatto e di salvezza”.

Il percorso proposto attraverso le opere di Marco Manzo nella chiesa di Santa Maria dei Miracoli documenta una sorprendente sintonia tra le opere dell’artista contemporaneo e i testi biblici. “La contemplazione di mani violente e di mani amorevoli accompagna il nostro percorso, perché ciascuno possa guardare le proprie mani e chiedersi se sono fonte di sofferenza o di consolazione per gli altri, non solo per coloro che amiamo, ma soprattutto per i derelitti della terra che incontriamo sul nostro cammino – dichiara Giuseppe Lorizio direttore dell’Ufficio Cultura, Vicariato di Roma – . E si tratta di una “buona novella”, che si conclude con una donna pacificata ai piedi della croce, che è colei a cui per primo si rivelerà il Risorto, oseremmo dire che è la prima redenta, “Apostola degli apostoli”, fuggiti dal calvario. Le mani intendono trattenere l’amato Signore, ma egli si sottrae da un vincolo che gli impedirebbe di svolgere la sua missione, compiuta nel momento in cui si è lasciato abbracciare, crocifisso, da Maria di Magdala e l’ha redenta col suo infinito e incondizionato amore. Su questo mistero umano e divino siamo chiamati a riflettere mentre contempliamo le opere di Marco Manzo esposte in una chiesa che richiama il miracolo dell’amore e invita alla conversione umana e cristiana. Anche chi non crede più infatti lasciarsi coinvolgere nel dinamismo di questa umanità che esprime violenza, tenerezza, abbracci e salvazione”.

Marco Manzo, visual artist, tatuatore, scultore e designer, opera sia nel campo del design sia della scultura. Durante la sua carriera è riuscito a portare con successo il suo segno anche nel mondo del tatuaggio, settore di cui è precursore e principale esponente, in particolare dello “stile ornamentale”: unendo vari stilemi, è riuscito a contestualizzare la sua produzione in vari musei di arte contemporanea. Manzo ha il merito di aver elevato il tatuaggio a forma d’arte, segnando così una tappa importante nella storia dell’arte. “Lo stile ornamentale, di cui vengo riconosciuto come precursore – spiega Marco Manzo – ha come scopo principale quello di ridisegnare il corpo o la scultura, slanciando le forme ed accentuando i punti di forza. Punto di partenza è quindi il corpo e non il disegno. Grazie allo studio dell’anatomia individuale il tatuaggio non diviene quindi la partenza cui il corpo deve adattarsi, ma conseguenza del corpo stesso. Proprio da questo nasce il disegno”. L’artista ha esposto al MAXXI e al MACRO di Roma, istituzioni dove sono state presentate le sue opere come “espressione d’arte contemporanea e alta moda”, e dove con la grande mostra Tattoo Forever, questa esposizione l’ha visto in veste non solo di artista ma anche di curatore e ha legittimato insieme ai Beni Culturali, al Comune di Roma e al Museo d’Arte Contemporanea, il tatuaggio come nuova forma d’arte. Inoltre, le opere di Manzo sono entrate, a vario titolo, al Moma e al Gagosian Museum di New York.

“La mostra a Santa Maria dei Miracoli è stata fortemente voluta dal rettore della Chiesa, padre Ercole Ceriani; incontrando il sostegno convinto di monsignor Daniele Libanori, vescovo ausiliare della Diocesi di Roma per il settore centro, l’approvazione di don Giuseppe Lorizio, direttore dell’ufficio cultura, nonché l’approvazione dell’ufficio liturgico del Vicariato di Roma. Ha ottenuto l’autorizzazione della Soprintendenza dei Beni Culturali. Mai mi sarei immaginato di scoprire che il mio linguaggio artistico potesse essere in sintonia con il messaggio biblico – conclude Marco Manzo – . E’ stata per me una felice sorpresa che apre a nuove prospettive artistiche ed umane. Per questo ringrazio tutti coloro che si sono adoperati per la riuscita di questo evento”.

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