L’insonnia è un disturbo del sonno che riduce le nostre capacità attentive e quindi le nostre prestazioni quotidiane, peggiora l’umore durante il giorno, ci rende poco tolleranti, e non consente al corpo di recuperare le energie fisiche facendoci sentire stanchi e non riposati.
Dalla Pandemia, i dati epidemiologici ci dicono che si è verificato un incremento notevole di disturbi del sonno, tra cui l’insonnia, a correlare quanto i grandi eventi stressanti portino a fenomeni patologici che compromettono la qualità di vita di un’intera popolazione; si sono verificate anche numerose Sindromi da stress post traumatico, caratterizzate da un marcato disturbo del sonno, la riduzione del senso di benessere correlato ad un deficit dei neurotrasmettitori “serotonina” e “dopamina” insieme a persistenti picchi di cortisolo, prodotto dalla condizione di stress: il tutto induce principalmente ad una disfunzione neurormonale che poi determina un’alterazione del ciclo sonno veglia fino all’insonnia ed altri segni e sintomi di sofferenza.
Precisiamo che la preziosa produzione da parte dell’epifisi (ghiandola pineale) di Melatonina, avviene dalla trasformazione biochimica della Serotonina, quest’ultima prodotta in condizioni di serenità e benessere; la produzione di Melatonina è attivata da un complesso network collegato alla retina, parte del nervo ottico, sensibile alla variazione di luce: in assenza o ridotta luce, la retina attiva la produzione di Melatonina.
Un buon sonno ha una durata media di circa 7-8 ore, anche se ci sono individui che sin da piccoli hanno necessità di dormire solo 3-4 ore. Le recenti evidenze scientifiche riguardanti la relazione tra l’insonnia e i disturbi di memoria, hanno mostrato come, durante il sonno, il cervello venga sottoposto ad un complesso processo biochimico, finalizzato alla rimozione di citotossine, ossia di sostanze che, se mantenute in eccesso all’interno dei neuroni, causano fenomeni di neuroinfiammazione fino alla morte cellulare, velocizzando la perdita del patrimonio cellulare del cervello che più facilmente può diventare atrofico, facendolo invecchiare molto prima; tali studi sono basati sui dati posti a confronto tra la popolazione affetta da Demenza e controlli sani e hanno permesso di confermare l’osservazione clinica che l’insonnia rappresenta un importante fattore di rischio per la Demenza.
Per entrare nel dettaglio, la dott.ssa Adriana Rum, neurologa e responsabile del Servizio Risk Management del Poliambulatorio Montezemolo (Ente sanitario militare della Difesa presso la Corte dei conti), risponde ad alcune domande sull’insonnia che in genere riceve in ambulatorio.
Come si definisce la diagnosi di Insonnia?
Possiamo definire l’insonnia la ricorrente mancanza di sonno regolare che si manifesta per almeno tre giorni alla settimana e che persiste per oltre un mese, la presenza di tempi di risveglio notturno uguale o maggiore a 30 minuti e con una frequenza di almeno 3 o più notti alla settimana.
Quali sono i segni clinici correlati all’insonnia?
Durante il giorno possono comparire una ridotta attenzione e concentrazione, nei soggetti predisposti o di età avanzata può seguire l’innesco di un disturbo di memoria a breve termine con difficoltà a mantenere l’attenzione prolungata; possono associarsi facile irritabilità, cefalea con senso di tensione muscolare per lo più a fascia a livello del tratto cervicale o della testa, scarsa tollerabilità allo stress, al dolore e alla confusione, sonnolenza diurna di breve durata e ripetuta.
Come si distingue l’insonnia?
In base alla modalità presentazione: una difficoltà nell’addormentamento è considerata un’insonnia iniziale, con la comparsa di risvegli nella notte viene definita insonnia centrale e, risvegli eccessivamente precoci per la difficoltà a mantenere il sonno, viene definita insonnia tardiva. Se persiste da pochi giorni ad un massimo di 3 settimane si può considerare un’insonnia acuta e transitoria, mentre se persiste viene definita insonnia cronica.
Quali sono le caratteristiche predisponenti l’insonnia?
Sicuramente i dati clinici mostrano che circa il 30% delle insonnie hanno una base genetica, la forma più grave è l’insonnia familiare fatale, ma è estremamente rara, nelle altre forme diffuse, sono noti almeno 57 geni associati all’ansia, depressione e sindrome delle gambe senza riposo; i geni vengono attivati in senso patologico o dannoso in ambienti, relazioni umane e stili di vita non salutari (meccanismi epigenetici).
Cosa sono i fattori epigenetici favorenti l’insonnia?
Sono gli aspetti quotidiani che influenzano l’equilibrio psicofisico del nostro corpo e l’attivazione e disattivazione dei nostri geni con produzione di sostanze nocive o benefiche. Tra questi: le cattive abitudini di vita come l’assunzione di cibo abbondante la sera, eccesso di bevande alcooliche o psicoattive come la caffeina, la vita sedentaria, il rimuginio mentale nel ripensare agli eventi della giornata, vivere subendo relazioni affettive o lavorative frustranti e motivo di sofferenza, il trascorrere le ultime ore della giornata davanti a dispositivi elettronici che emettono luce a frequenza blu svantaggiosa al rilassamento; infatti, all’interno degli occhi, la retina, che ci permette di ricevere le informazioni visive, è strettamente collegata all’attivazione recettoriale di sostanze neuro-ormonali favorenti il sonno, l’eccessiva luce proveniente da un limitato quadrante, con sguardo fisso, come quando guardiamo il monitor di un dispositivo elettronico (smartphone, tablet, PC), rende disfunzionale il network neuronale necessario all’attivazione del sonno, innescando l’insonnia.
Cos’è la Sindrome delle gambe senza riposo?
Si tratta di un’altra manifestazione che causa l’insonnia, ossia la necessità di muovere ripetutamente gli arti inferiori come una smania che impedisce l’addormentamento sereno; alcune forme sono associate a disfunzioni selettive recettoriali della dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per il cervello, ed in altri casi può essere correlato alla mancanza di alcuni elementi come il ferro, il magnesio, oppure correlata all’anemia.
Quali soluzioni si possono trovare per curare l’insonnia?
Molte volte le persone mi riferiscono che si sono abituate a non dormire molto, ma questo è una condotta dannosa nel tempo, soprattutto quando si diventa over 50, perché innesca un più rapido invecchiamento del cervello, una difficoltà nel memorizzare, e sicuramente, in presenza di un’insonnia cronica, consiglio a tutti di sottoporsi a visita neurologica per chiarire la diagnosi e trovare le migliori ed efficaci strategie terapeutiche e stile di vita consone. Ad oggi esistono farmaci ipnoinduttori a breve emivita con una durata di azione di 5-8 h come lo Zolpidem o il Brotizolam, queste molecole consentono di indurre il sonno degradandosi velocemente tanto da non essere più in circolo al mattino e rendendo il risveglio più naturale. In alcuni casi si utilizzano degli antidepressivi serali come il Trazodone in gocce, che risulta essere capace di strutturare il sonno nelle fasi necessarie a mantenere il riposo notturno. In altri casi è necessaria un’attenta valutazione neurologica per una strategia terapeutica personalizzata.
Nelle forme transitorie ricorrenti che si presentano nelle fasce di età più giovani, è necessario adottare dei cambiamenti di stile di vita, in questi difficili tempi, la vita umana è diventata sempre più lontana da un modello salutare e creativo, e dobbiamo imparare noi stessi a scegliere ciò che ci fa bene e non seguire ritmi sociali dannosi; è indispensabile valorizzare l’attività motoria, anche la semplice camminata a passo veloce più volte alla settimana, assumere un pasto serale leggero con ridotto consumo di sostanze psicoattive come le bevande alcoliche che disorganizzano in modo tossico le varie fasi del sonno, evitare di trascorrere il tempo serale davanti a dispositivo come smartphone, tablet, monitor di PC. Per le persone che hanno una tendenza a rimuginare, a parlare molto con sé stessa/o il cosiddetto soliloquio mentale, imparare a calmare la mente, a non perdere troppe risorse mentali per autoriflessioni tossiche, ed eventualmente praticare mindfulness e il contatto con la natura. L’assunzione di Melatonina sintetica o prodotta da alcune piante come, ad esempio, l’iperico è chiamata Fitomelatonina,permette di normalizzare il ciclo sonno-veglia entrando in relazione a bassi livelli di cortisolo, necessario al mattino per la spinta vitale energetica.
Per tutte le condizioni più persistenti è indicata sempre la visita neurologica al termine della quale può essere stabilito un percorso diagnostico-terapeutico; nelle condizioni più complesse è necessario l’invio presso l’ambulatorio specialistico della Medicina del sonno.
Dot.ssa Adriana Rum









