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Fiumicino, anche la darsena “invasa” dal granchio blu: perché nessuno interviene?

Fiumicino, anche la darsena “invasa” dal granchio blu: perché nessuno interviene?

Fiumicino – Non più solo le spiagge. Il mare di Fiumicino è oramai “invaso” dal granchio blu. Una specie aliena (per specie aliena si intende un qualsiasi vivente, animale, vegetale o fungo, che, a causa dell’azione dell’uomo, intenzionale o accidentale, si trova ad abitare e colonizzare un territorio diverso dal suo) che ora, come testimoniano le foto di diversi residenti, si riesce a pescare, anche col retino, persino nella darsena.

Foto dal gruppo Facebook “Focene online”

Si presume che il loro arrivo sia avvenuto attraverso le acque di zavorra delle navi mercantili, che hanno permesso ai granchi di viaggiare nell’ambiente marino italiano. Il primo avvistamento in Italia fu nel 1949, precisamente a Gardo in Friuli Venezia Giulia. Ma negli ultimi mesi, i granchi blu hanno letteralmente colonizzato le coste di tutto il Bel Paese, trovando casa anche sulle coste romane. Il motivo ce lo spiega un pescatore locale: “Essendo un granchio che predilige le acque salmastre, qui da noi ha trovato il suo habitat naturale alla foce del Tevere, risalendo anche per alcuni chilometri ed arrivando sotto il Ponte della Scafa: il luogo dove è stato avvistato in grande quantità, perché ha trovato le condizioni perfette per riprodursi in massa e crescere. Si può parlare, quindi, di una vera e propria invasione”.

Granchio blu: la specie “aliena” invade Fiumicino e dintorni

Si nutre principalmente di crostacei e molluschi, ma non disdegna tutto quello che gli capita a tiro, come cozze e vongole. E questo crea un grosso problema all’attività dei pescatori, rappresentando un grosso pericolo, come spiega a ilfaroonline.it il direttore dell’oasi Wwf di Macchiagrande: “A Fiumicino ce ne sono tanti e già da diverso tempo, in particolare nel canale delle Acque Alte. La situazione non è certamente come quella del Po’, ma ce ne sono. Il granchio blu non è pericoloso per l’uomo, ma per tutto l’ecosistema: la nostra preoccupazione è che vada in conflitto con altri predatori a livello di catena alimentare. Si nutre principalmente di crostacei e molluschi, ma in realtà mangia di tutto: motivo per cui l’equilibrio eco-sistemico, in questo momento, è scombussolato. La natura troverà il modo per ri-equilibrarsi, ma lo farà a spese di qualcun altro”.

Ma perché, almeno per il momento le Istituzioni locali non intervengono? La domanda l’abbiamo rivolta alla Capitaneria di Porto di Roma-Fiumicino, che ci ha risposto così: “E’ una problematica di rilievo nazionale e da soli non possiamo intervenire”. Senza ordini precisi da Palazzo Chigi, dunque, hanno le mani legate. Poche settimane fa la Regione Lazio ha avviato un dialogo con il Governo Meloni, al quale ha portato nuove proposte per arginare l’emergenza (leggi qui). Ad oggi, però, da piazza Colonna, non ci sono ulteriori indicazioni se non lo stanziamento (risalente a un mese fa) di quasi 3 milioni. Fondi, precisano da Palazzo Chigi, che saranno utilizzati per contenere la diffusione del granchio blu. E sarà il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, il responsabile: a lui spetta il compito di individuare le aree geografiche colpite dall’emergenza, i beneficiari e le modalità di presentazione delle domande per ottenere i finanziamenti.

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