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Donne e potere l’eredità della Roma dei Cesari e la sua influenza sul ruolo femminile

Donne e potere l’eredità della Roma dei Cesari e la sua influenza sul ruolo femminile

Roma – Successo per il convegno che si è svolto presso il Senato della Repubblica, nella splendida sala Zuccari, giovedì 7 marzo, organizzato dal Centro Studi Italianità, in collaborazione con Nazione Futura e con il Gruppo Storico Romano, su iniziativa del Senatore Andrea De Priamo e con la partecipazione della consigliera capitolina, dott.ssa Maria Cristina Masi.

A introdurre il convegno il Senatore Andrea De Priamo, che ha ringraziato gli organizzatori e ha espresso il suo supporto a iniziative culturali come queste: “Un convegno che ha un significato profondo e per questo ringrazio il consigliere Maria Cristina Masi e tutti gli organizzatori in particolare la professoressa Caterina Raganella di Italianità. Un convegno originale, in cui vedremo come è fondamentale tenere presente il passato per andare avanti, ci sono ancora tanti e ingiusti ostacoli che vanno superati e si può fare anche grazie a queste iniziative. Nel nostro caso, il nostro partito è quello a cui appartiene la prima donna in Italia Presidente del Consiglio, l’on. Giorgia Meloni. Nella società c’è bisogno delle capacità di tutti, di donne e uomini, ciò che conta è che ci siano pari opportunità a parità di condizioni”, ha concluso il Senatore.

A aprire il convegno l’organizzatrice, presidente del Centro Studi Italianità, la prof.ssa Caterina Raganella, che ha spiegato lo scopo dell’approfondimento, cioè mettere a confronto il ruolo femminile nella politica e nella società romana, ai tempi degli imperatori, con la realtà attuale, per capire meglio le conquiste raggiunte oggi e le eredità provenienti dal passato ancora da debellare.

Le donne dell’antica Roma che si sono distinte e sono state ricordate come Augustae, garanti di valori necessari agli imperatori per comunicare le loro virtù ai cittadini, e quindi raffigurate anche sulle monete, non sono però mai andate davvero al comando e non venivano a loro riconosciuti ruoli ufficiali riuscendo eppure a essere fondamentali nel cambiamento del corso della storia.

Tre gli esempi di Donne romane rimaste negli annali e impresse nei bassorilievi, nelle statue e sulle monete appunto, citate e raccontate durante il convegno: Livia Drusilla, Agrippina (Minore) e Plotina. Queste tre figure, diverse tra loro, eppure tutte accomunate da un destino quasi ineffabile, a volte crudele, ma che nonostante tutto hanno voluto affrontare una vita che avesse uno scopo, che le mettesse in gioco, anche se era vietato.

Livia Drusilla

Donna cresciuta con valori repubblicani che contemplavano il ruolo femminile esclusivamente di moglie e madre devota ed accorta, mantenne questa facciata di austerità e fedeltà fino alla morte. Si diceva che cucisse lei stessa gli abiti di Augusto, filasse la lana e badasse in modo minuzioso al buon andamento della casa. Rifuggiva da abiti e gioielli vistosi, indossava spesso il velo sul capo, indice di modestia e sottomissione al preponderante ruolo maschile. In realtà Livia era tutt’altro. E’ stata la prima donna ad esercitare un potere immenso, nascosto accuratamente da atteggiamenti volutamente consoni alla società dei primi anni dell’impero, conscia che la donna non poteva salire alla ribalta di un ruolo politico; ha quindi scelto una via tortuosa e non priva di pericoli per raggiungere i suoi obiettivi: prendere decisioni al posto del marito Augusto facendogli intendere di averne la paternità, macchiandosi molto probabilmente (ma non se ne hanno prove certe) di delitti e tradimenti per assicurare la propria discendenza al comando dell’impero.

Agrippina

Moglie dell’imperatore Claudio, suo zio, riuscì a far adottare suo figlio Nerone per assicurargli la discendenza imperiale. Agrippina costituisce un modello di donna completamente diverso da Livia. In pochi decenni il grande potere di questa Augusta viene ostentato pubblicamente, tanto da guadagnarsi l’ostilità uniforme del mondo del potere maschile. Per questo motivo le vennero attribuiti tratti sinistri, comportamenti sfrontati e trasgressivi, sia dal punto di vista politico che sessuale. Ma pur avendo ottenuto che nel bene o nel male le fosse riconosciuto un ruolo di potere cadde vittima del rancore del suo stesso figlio.

Plotina

Moglie felice dell’imperatore Traiano fu una donna equilibrata che fu onorata in vita dal titolo di Augusta, il che la metteva in condizione paritaria con il marito, con il quale collaborava al punto di essergli a fianco nelle campagne militari. A soli vent’anni di distanza da Agrippina, Plotina non ha bisogno di intrighi e congiure per esercitare il potere che le permetterà di indicare il suo protetto Adriano (che la divinizzerà) come successore di Traiano. Esercita con semplicità un potere che è consapevole di possedere e costituisce nel mondo romano, il primo vero esempio dell’esistenza del potere femminile.

Ad approfondire la storia di queste tre figure femminili e la storia romana in cui sono vissute, la rievocatrice Paola Marletta del Gruppo Storico Romano e il dott. Paolo Calicchio, numismatico esperto di storia dell’antica Roma e scrittore. Attraverso le monete con i volti delle Augustae descritte dal dott. Calicchio e le acconciature realizzate dal Gruppo storico romano sono stati raccontati i diversi aspetti di queste tre donne ‘di potere’, collocandole nei diversi contesti e periodi storici in cui vissero e come sono state ricordate nella storia.

“Attraverso le monete è possibile capire cosa rappresentassero queste donne, i simboli e le nomenclature impressi sulle monete raccontano le dinastie e i valori che le diverse donne rappresentavano e che quindi ‘garantivano’ che l’imperatore a loro legato racchiudesse lo stesso valore. Per la propaganda degli imperatori, perpetuata attraverso le monete, quindi si utilizzava l’immagine, in ogni senso, delle donne. Ad esempio la figura di Livia Drusilla garantiva una società fatta di benessere per i cittadini e una società ‘giusta’”, ha spiegato il dott. Calicchio.

A parlare della situazione sociale attuale delle donne è stata invece la prof.ssa Nausica Cangini di Nazione Futura, che ha riportato una citazione esplicativa, una frase dalla prima donna americana eletta alla camera dei deputati, Jeannette Rankin, che disse: “Siamo la metà della popolazione, dobbiamo essere la metà del congresso”. Come ha spiegato la professoressa Cangini “queste parole non le intendo in termini di quote rosa ma in termini di opportunità, di metterci nelle condizioni di giocare alla pari, perché sul fatto che possiamo giocare una partita e vincere io dubbi non ne ho”.

L’onorevole Maria Cristina Masi, consigliere capitolino nel suo intervento ha messo in evidenza le peculiarità delle donne della storia recente che hanno raggiunto ruoli apicali a livello mondiale e un riferimento alla condizione delle donne in paesi diversi dal nostro, rispetto ai diritti e alle pari opportunità.

A concludere l’intervento la presidente della CNA di Roma, la dott.ssa Maria Fermanelli. A moderare il convegno la giornalista Silvia Tocci.

E’ possibile rivedere il convegno a questo link

 

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