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Perché la prima serata non ha acceso Sanremo. Tutto quello che non ha funzionato

Perché la prima serata non ha acceso Sanremo. Tutto quello che non ha funzionato

Sanremo, 25 febbraio 2026 – Tre milioni di telespettatori in meno rispetto al debutto record del 2025. È il dato più pesante che emerge dagli ascolti Auditel diffusi dalla Rai per la prima serata del 76° Festival di Sanremo. La media total audience si attesta su 9 milioni e 600 mila spettatori, con uno share del 58%. Numeri che, presi singolarmente, restano solidi e confermano Sanremo come evento dominante della serata televisiva italiana. Ma il confronto con l’anno scorso – 12 milioni e 630 mila spettatori e 65,3% di share – parla chiaro: un calo netto di oltre 7 punti percentuali e quasi 3 milioni di teste.

Un avvio lungo e già discusso

È presto per sentenze definitive, la maratona è appena iniziata e il Festival ha ancora quattro serate per recuperare. Eppure la prima serata, conclusasi all’1:32 dopo aver presentato tutte e 30 le canzoni in gara, lascia già diverse perplessità. Non solo sui numeri, ma sulla conduzione e sul ritmo complessivo.

Pausini, Yaman e Conti: un terzetto non ancora rodato

Laura Pausini, al debutto assoluto come co-conduttrice, è apparsa visibilmente tesa e rigida per lunghi tratti della serata. La sua voce resta uno strumento straordinario, ma la gestione del palco e dei tempi televisivi ha mostrato evidenti difficoltà: qualche gaffe (non gravissime, ma accumulate), frasi inceppate e un’evidente fatica a tenere il passo con la macchina frenetica di Sanremo. Non è una sorpresa: essere una delle cantanti più amate al mondo non equivale automaticamente a essere altrettanto capace nella co-conduzione del più importante programma della tv di Stato. Sono due lavori diversi. La speranza è che questa prima serata sia servita da riscaldamento e possa darle modo di sciogliersi.

Accanto a lei, Can Yaman ha portato il suo appeal internazionale e un po’ di leggerezza. L’attore turco, reduce dal recente Sandokan targato Rai, ha confermato di sapersi muovere con scioltezza e autoironia davanti alle telecamere, strappando qualche sorriso e regalando momenti più spigliati. Ma nemmeno il suo fascino “da copertina” è bastato a mascherare le incertezze del terzetto.

Carlo Conti, alla sua ultima edizione come direttore artistico e conduttore, ha fatto il suo: professionalità, controllo dei tempi, esperienza. Eppure è sembrato troppo impostato, quasi rigido, nel tentativo di evocare i fasti baudiani con omaggi e citazioni che a tratti hanno suonato forzati. L’impresa di “ricordare Pippo Baudo” è ardua per chiunque, e Conti non è riuscito a infondere quella leggerezza ironica che avrebbe alleggerito una serata oggettivamente lunga e densa.

La scaletta fiume e l’effetto “troppi artisti”

Al di là dei conduttori, pesano anche altri elementi: una scaletta fiume che ha messo a dura prova la tenuta del pubblico. Trenta artisti sono tanti, forse troppi, e molti di loro sconosciuti al pubblico senior e non solo. Le canzoni in gara sono state percepite da molti come sotto tono rispetto alle edizioni d’oro, e l’atmosfera generale è sembrata meno esplosiva del previsto. Anche i social, tra meme su Pausini e commenti ironici, non hanno riservato un’accoglienza entusiasta.

Le note positive: Pratesi e Ferro. Ma che gaffe “La repupplica”

Qualche nota positiva non è mancata: l’emozionante presenza di Gianna Pratesi, signora di 105 anni che votò al referendum del 2 giugno 1946, ha regalato un certo orgoglio patriottico, nell’anno in cui la Repubblica festeggerà i suoi 80 anni. Ma ha un sapore dolce a metà. Già, perché la gaffe “repupplica” sul maxi-schermo grida vendetta. E poi il super ospite Tiziano Ferro, il quale sarebbe in grado di trasformare in un capolavoro anche una canzone che parla di gatti. Tutto ciò, però, non è bastato.

Il “fattore calcio” e la concorrenza in contemporanea

In ultimo, va aggiunto un dato televisivo non indifferente, che rischia di pesare anche sulla seconda serata di questa sera. Sono infatti in corso i playoff di Champions League: in contemporanea al Festival, ieri l’Inter è scesa in campo contro il Bodo Glimt e stasera sarà il turno della Juventus ospitare il Galatasaray. Insomma, milioni di occhi e telecomandi hanno virato (e lo faranno anche oggi) su Sky Sport.

La difesa Rai e la pressione della sala stampa

La Rai sa che Sanremo vive di picchi e di narrazione cumulativa: la conferenza stampa di questa mattina ha visto Conti difendere con serenità i numeri (“Il Festival sta bene”, ha detto sorridendo, “non perdo il sorriso”), ricordando che il 58% resta tra i migliori risultati degli ultimi decenni – il quarto share più alto dal 1997, superiore a molte edizioni passate, incluse alcune di Amadeus. Ma il calo è innegabile.

La conferenza stampa mattutina, trasmessa in diretta dalla sala stampa dell’Ariston, non ha risparmiato imbarazzi: i giornalisti non hanno fatto sconti, bombardando Conti con domande piccanti e dirette. Si è partiti subito dal calo degli ascolti, ma il colpo più sentito è arrivato su Niscemi – il paese siciliano devastato dall’alluvione recente, con frane e danni ingenti che hanno fatto aprire un’inchiesta per disastro colposo. Una cronista ha chiesto conto di un gesto più concreto oltre all’abbraccio virtuale mandato in chiusura di serata: Conti ha replicato con un “Ieri abbiamo mandato un abbraccio gigante alla Sicilia”, annunciando un possibile omaggio o attenzione ulteriore nelle serate successive, ma senza annunci eclatanti.

Stasera, con la co-conduzione di Achille Lauro – su cui la Rai punta molto per portare energia, ironia e un tocco di trasgressione che potrebbe sbloccare la rigidità percepita ieri – il Festival ha l’occasione di invertire la tendenza. Il duetto annunciato con Laura Pausini (probabilmente su “16 marzo”), l’ingresso di nuovi co-conduttori come Pilar Fogliati e Lillo, e l’attesa per le prime eliminazioni e il televoto potrebbero ridare slancio e riaccendere l’entusiasmo sui social e davanti allo schermo. Se la macchina si scalda, i picchi serali e il recupero del pubblico “distolto” dal calcio potrebbero riportare i numeri più in linea con le aspettative.

La Rai sa che Sanremo vive di picchi. Dire che serve un’impresa forse è troppo: Sanremo ha la forza per stupire. Ma stavolta servirà una spinta: da sola, la macchina non va.

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