Un pagamento che non si ricorda di aver effettuato, un messaggio che invita ad agire immediatamente e, poco dopo, la telefonata di un presunto operatore pronto ad aiutare. È questo il meccanismo utilizzato in una frode che sfrutta il nome di Nexi per convincere le vittime a fornire informazioni riservate e codici di sicurezza. La trappola fa leva soprattutto sulla preoccupazione di vedere sottratto del denaro dal proprio conto. La comunicazione può arrivare tramite SMS, e-mail o telefonata e segnala generalmente un pagamento in uscita o un’operazione sospetta sulla carta. L’obiettivo è indurre il destinatario a reagire prima che abbia il tempo di verificare quanto sta accadendo.
La strategia può assumere forme differenti. In alcuni casi il messaggio contiene un collegamento che rimanda a una pagina costruita per assomigliare a un servizio autentico, nella quale viene richiesto di inserire dati personali o della carta. In altri, alla prima comunicazione segue una telefonata durante la quale un falso addetto all’assistenza sostiene di dover intervenire per bloccare l’operazione.
È proprio in questa fase che può arrivare la richiesta decisiva: comunicare credenziali, codici di sicurezza o codici ricevuti sul telefono. La vittima, convinta di stare impedendo un pagamento, rischia invece di consegnare ai criminali gli strumenti necessari per accedere ai servizi o autorizzare operazioni.
Si tratta di tecniche riconducibili allo smishing, quando il tentativo avviene tramite SMS, e al vishing, quando viene utilizzata una telefonata. In entrambi i casi l’elemento centrale è l’ingegneria sociale: non è necessario violare direttamente un sistema informatico se è la stessa persona, ingannata, a fornire le informazioni.
Un dettaglio rende queste frodi particolarmente insidiose: il numero che compare sul display non costituisce, da solo, una garanzia sull’identità di chi sta chiamando. Attraverso tecniche di spoofing, infatti, i truffatori possono alterare la provenienza di una telefonata o di un messaggio, facendo sembrare che la comunicazione provenga da un soggetto conosciuto.
Nexi specifica inoltre che i propri operatori effettuano le chiamate dal numero generico 02 3488, ma avverte soprattutto che, in caso di contatti sospetti, non devono essere comunicati codici di sicurezza o di conferma.
Il colosso mondiale chiarisce, ad esempio, di non inviare e-mail contenenti link verso pagine nelle quali viene richiesto di inserire numero della carta, CVV o altri dati personali. Allo stesso modo, un codice di sicurezza ricevuto via SMS non deve essere comunicato telefonicamente a chi si presenta come operatore.
Un altro campanello d’allarme è la pressione ad agire immediatamente: pagamenti sospetti, rischio di blocco della carta o altre conseguenze imminenti vengono utilizzati per spingere la persona a prendere una decisione senza effettuare verifiche.
La regola più sicura è interrompere la comunicazione e verificare la situazione autonomamente, senza utilizzare numeri o collegamenti contenuti nel messaggio ricevuto. I movimenti possono essere controllati attraverso l’app Nexi Pay o l’area personale ufficiale.
Se sono già stati forniti dati personali con un SMS sospetto o durante una telefonata, Nexi raccomanda di bloccare temporaneamente la carta tramite Nexi Pay o l’Area Personale e di rivolgersi al Servizio Blocchi.
Il principio da ricordare è semplice: l’allarme per un presunto pagamento non deve mai trasformarsi nella consegna di password, dati della carta o codici di sicurezza a chi ci contatta. È proprio la fretta di “mettere al sicuro” il proprio denaro che, in questo tipo di frode, viene utilizzata dai truffatori per ottenere ciò di cui hanno bisogno.









