Stranger Things rappresenta lo spartiacque dello streaming: c’è un prima e un dopo. Forse, per come oggi lo conosciamo, lo ha perfino inventato. Ha creato una barriera che separa il passato dal presente, già proiettato verso un futuro ancora tutto da scrivere, ma già in corso. Un’eredità che sarà difficile da raccogliere per chiunque, anche e soprattutto per Netflix, che per oltre un decennio ha potuto contare sulla sua punta di diamante. Ora, però, fine dei giochi. Non ci sarà una sesta stagione. E la compagnia si starà chiedendo: ora cosa facciamo da grandi?
La stessa domanda se la sono posta anche buona parte del cast di Stranger Things e i fratelli Duffer. Nel 2016 erano bambini e ragazzi chiamati a scardinare uno dei luoghi comuni più resistenti della serialità: l’idea che una storia con protagonisti adolescenti possa parlare solo agli adolescenti. Dieci anni dopo, e quattro stagioni dopo, nel 2026, sono ormai uomini e donne già all’apice del successo. Un’arma a doppio taglio, perché se è vero che hanno ancora davanti, potenzialmente, decenni di brillante carriera, è altrettanto vero che liberarsi dei panni di Eleven, Mike, Dustin e compagnia cantante non sarà semplice. Il pubblico è cresciuto con loro, tra difficoltà quotidiane, amori persi e ritrovati, famiglie nate e distrutte, obiettivi centrati e altri lasciati per strada. È la magia delle serie televisive: non una semplice proiezione sul piccolo schermo, ma un tratto di vita condiviso, capace di tenerti per mano in un mondo che corre più veloce della luce.
Stranger Things contiene tutto: l’orrore, a tratti inquietante, e la fantascienza. Ma anche mito e leggenda. Perché la serie tv non nasce per caso: affonda le sue radici nel Progetto Montauk, un presunto programma segreto statunitense che sarebbe stato condotto a Camp Hero, a Long Island, e che avrebbe coinvolto esperimenti sulla psiche, sul viaggio nel tempo e sul contatto con altre dimensioni. Storie di individui dotati di poteri psichici, come Duncan Cameron, figura che secondo alcune ricostruzioni avrebbe ispirato il personaggio di Eleven. Vicende mai confermate e mai davvero smentite.
Un’eredità folkloristica, fatta di mezze verità, silenzi e suggestioni, in cui il fascino del complotto continua a scaldare menti e cuori. Anche da qui nasce la forza di Stranger Things, dalla capacità di trasformare l’incertezza in racconto e il mistero in memoria collettiva. Non solo una serie da guardare, ma un’esperienza da attraversare. Ed è forse questo, più di ogni questione di dimensione parallela, a spiegare perché il suo vuoto sarà così difficile da colmare.
Photo credit: netflix.com









