Cancun, 5 gennaio 2026 – Nell’immaginario collettivo o in chi lo ha visitato come turista il Messico è un paese paradisiaco, ricco di storia, di piramidi, di folclore, di mari incantati, di spiagge favolose, di cibo straordinario. Ma se si esce dai normali circuiti turistici ci si accorge che non è tutto oro quello che luccica.
Se Cancun ed Acapulco rappresentano le due perle dei due oceani ( quello Atlantico e quello Pacifico) ci si imbatte in forti presenze della Guardia Civile che viene schierata sulle spiagge. E se questa è certamente una garanzia di sicurezza ci si chiede quali pericoli possano esistere che giustifichino posti di blocco o soldati per ogni dove.
In alcune città minori, ma comunque di un milione di abitanti, come ad esempio Tampico, sono tanti i fattori che confermano questa dicotomia tra un Messico che dedica al turismo le attenzioni migliori mentre a poca distanza dalle spiagge vi sono raffinerie di petrolio che gettano sui bagnanti un fumo acre e pesante visibile ad occhio nudo come in fotografia.
In molte città si assiste ad una edilizia residenziale elegante interrotta da numerosissimi fabbricati abbandonati, fatiscenti, non terminati, privi di quelle normali rifiniture che qui non sono conosciute come essenziali. Sembra che migliaia di case in fase di costruzione abbiano avuto un fermo e che gli operai abbiano abbandonato i lavori a metà.
Nelle strade si vedono negozi, ristoranti, supermercati modernissimi, con ricche vetrine illuminate ed attraenti, e subito accanto botteghe o negozietti privi di vetrine, di porte, di serrande, di merce esposta, o piccole rivendite di cibi, privi di ogni norma igienica, che destano sí curiosità ma che fanno riflettere su degrado urbano ed attenzioni sanitarie.
E se le norme di sicurezza lavorativa sono molto attente, specialmente in vista delle ristrutturazioni di aereoporti e stadi in vista del prossimo mondiale, dove i lavoratori hanno tutti la stessa tuta, scarpe infortunistiche, caschi, i pali stradali ( molti ancora di legno o di cemento sbrecciato) hanno un coacervo di fili telefonici, elettrici, fu fibra ottica, penzolanti, pericolosi, antiestetici mai visti in Italia neppure negli anni del dopoguerra.
Insomma un Messico a due velocità dove si trovano ancora mestieri da noi abbandonati ( esiste una piazza con decine di lustra scarpe attrezzatissimi) e dove aereoporti, alberghi, ristoranti sono modernissimi e forniti di ogni confort, e dove, come in una recente intervista alla presidente Claudia Schembel, la povertà è scesa dal 42 al 29%, non abbiamo visto mai un lavavetri ai semafori o un barbone o accattone chiedere l’elemosina. Insomma una povertà dignitosa e sicuramente felice di quello che ha.









