Fiumicino, 7 dicembre 2025 – Negli angoli verdi della città, nei parchi e lungo le vie alberate, è sempre più frequente scorgere vivaci “pappagalli verdi” che si muovono in gruppo tra le fronde degli alberi. La loro presenza, un tempo considerata rara o curiosa, è oggi diventata parte del paesaggio urbano nel nostro territorio, in linea con quanto accade da anni nella vicina Capitale. I parrocchetti che popolano il cielo di Fiumicino appartengono principalmente a due specie: il parrocchetto monaco, originario del Sud America, e il parrocchetto dal collare, proveniente da Asia e Africa. In entrambi i casi, si tratta di specie introdotte accidentalmente o volontariamente dall’uomo, spesso a seguito di fughe da gabbie domestiche o allevamenti. Una volta liberi, hanno trovato nel nostro territorio un habitat ideale: il clima mite, la ricchezza di alberi, i giardini e l’abbondanza di cibo gli hanno permesso di insediarsi stabilmente.
La loro presenza non passa inosservata: il piumaggio verde brillante, il volo rapido e coordinato, i richiami acuti che riecheggiano tra le case e le pinete. Portano un tocco di esotico, arricchiscono la biodiversità urbana e rendono più vivi gli spazi verdi. Ma come spesso accade in natura, l’equilibrio è delicato. Se da un lato questi uccelli offrono uno spettacolo affascinante, dall’altro la loro espansione pone nuove sfide. I parrocchetti si nutrono di frutta, semi e germogli, e sono già state segnalate le prime preoccupazioni per il possibile impatto sulle piante da giardino e sulle colture agricole. Inoltre il parrocchetto monaco, in particolare, è noto per costruire grandi strutture collettive spesso sui rami alti degli alberi o sui pali. I loro nidi, quindi, per quanto affascinanti dal punto di vista etologico, possono diventare pesanti e instabili, con potenziali ricadute sulla sicurezza degli alberi o delle strutture urbane. Un fenomeno che merita di essere studiato e attenzionato.
I parrocchetti non sono solo un’espressione pittoresca della natura che si adatta ai contesti umani: sono anche indicatori di un cambiamento ambientale in corso. La loro presenza invita a riflettere sul rapporto tra uomo e ambiente, su come le nostre azioni possano favorire l’arrivo e l’insediamento di nuove specie dove prima non esistevano. A Fiumicino, come altrove, la sfida sarà trovare un assetto tra la meraviglia e la gestione responsabile. E’ importante che la convivenza sia consapevole, rispettosa degli equilibri ecologici e attenta alle trasformazioni che la natura, ci mette davanti agli occhi. A rispondere a qualche curiosità sui parrocchetti il naturalista Riccardo Di Giuseppe, da sempre impegnato nella tutela dell’ambiente e della biodiversità.
Come sono arrivati i parrocchetti verdi a Fiumicino? Ci sono state segnalazioni precise o eventi noti che ne hanno favorito l’introduzione nel territorio?
La loro storia comincia negli anni ’90. A quell’epoca molte famiglie di Roma decisero di comprarsi e allevare dei pappagalli. Dopo qualche anno, come tutte le mode, anche la passione per questi variopinti volatili finì. In tanti aprirono le gabbie e li liberarono. Così, grazie alla loro grande propensione all’accoppiamento e al clima di Roma, sempre più mite, i pappagalli si sono moltiplicati a dismisura. Da alieni sono diventati autoctoni, e ormai sono svariate decine le coppie che nidificano a Roma. Qui da noi, sul Litorale Romano, gli avvistamenti sono tanti e quotidiani. Per esempio, nell’area romana il Parrocchetto dal collare è in espansione, con avvistamenti anche al di fuori dei siti noti specialmente lungo la fascia costiera. Ecco perché da noi la sua presenza sta aumentando in modo esponenziale.
Quali conseguenze ecologiche può avere, nel lungo periodo, la presenza stabile dei parrocchetti verdi nel nostro territorio e sulle altre specie di uccelli autoctone?
“Naturalmente la diffusione di queste due specie porta dei problemi e a rischio è sempre la biodiversità. Il Parrocchetto dal collare è una specie opportunista e un potenziale competitore con le specie autoctone nell’occupazione dei siti di nidificazione: per esempio utilizza cavità negli alberi per nidificare come il nostro Torcicollo, Picchio muratore e Picchio rosso maggiore. La tipica modalità di riproduzione del Parrocchetto monaco invece, che consiste nella costruzione di grandi nidi, può provocare danni sia ad alberi ornamentali presenti nei parchi cittadini, sia a tralicci della corrente elettrica. È fondamentale a questo punto studiare le interazioni con le specie autoctone in modo tale da poterne individuare e valutare il possibile impatto. È indispensabile inoltre monitorare e studiare sia i siti di nidificazione e la loro distribuzione, come il tasso d’espansione delle popolazioni al fine di poter pianificare un’adeguata strategia gestionale qualora le specie mostrassero caratteristiche di invasività sempre più spiccata.”









