vadimoda.it

Ostia in piedi per Flavia Gallo: il monologo che scava nelle miniere della memoria

Ostia in piedi per Flavia Gallo: il monologo che scava nelle miniere della memoria

Ostia, 17 novembre 2025 – Domenica 9 novembre, un pomeriggio di grande emozione al Teatro del Lido, per lo spettacolo gratuito del Festival Trame Urbane – Nutrimenti Terrestri, tra teatro e musica, che si è concluso in una standing ovation di un pubblico estremamente commosso, seppur lucidamente colpito da una storia che vuol essere una denuncia. Un racconto di sfruttamento materiale e immateriale di una terra degli scarti, sfruttata fin nelle sue viscere.

Standing ovation per il monologo di Flavia Gallo immerso nelle trascinanti note dell’orchestra del Teatro del Lido di Ostia

Flavia Gallo, drammaturga e attrice, parte della direzione artistica del Teatro del Lido, con questo splendido e sconvolgente monologo per contenuti e bellezza poetica, vincitore del premio Fava Giovani 2025, ha saputo tenere con il fiato sospeso il folto pubblico del Teatro del Lido, portandolo in un viaggio dalle note drammatiche, nella Sicilia centrale e nelle sue miniere, fino a toccarne il fondo e risalire in superfice, dal buio dei cunicoli al buio della storia dello sfruttamento e del tradimento di un popolo capace di vivere di un poco di pane e di un poco di dignità.

Miniere trasformate in discariche per rifiuti di ogni tipo, dall’amianto alle scorie nucleari

Luoghi fino dall’800 sinonimo di sofferenza e morte, protagonisti di incidenti capaci di decimare un’intera popolazione, prima solfatare, poi preziosi scrigni di sali potassici, potenziale ricchezza per una collettività piegata da una terra arida e difficile, ma mai priva di dignità, per poi diventare siti di occultamento di amianto, capace con le sue fibre trascinate dai venti di Sicilia di seminare morte, così come le scorie nucleari nascoste sotto chilometri di roccia.

Pane e morte, questo il frutto del mostro che chiede continui sacrifici di vite umane, un Cariddi che miete vittime in cambio di lavoro.

Un mostro che da lavoro nei secoli, una ricchezza, l’unica, che restituisce morte, in una terra dove generazioni di donne si trascinano alla fonte per portare indietro il bene più prezioso: l’acqua.
Flavia racconta questa storia tra tradizioni, dicerie e carte bollate che sanciscono i vergognosi fatti. Dalle lunghe processioni religiose e la profonda devozione che coinvolge l’intera Comunità, al segreto di Stato, con un grido di denuncia, sapientemente sostenuto dalle note dell’orchestra FanfarOne del Maestro Cangialosi, in un connubio perfetto tra la potenza musicale e la forza scenica di una storia che deve essere doverosamente narrata.

Emozione pura, coinvolgimento di mente e spirito

Flavia Gallo incanta il pubblico, lo trascina lungo il selciato che vede passare la Madonna in processione, gli fa provare il caldo abbraccio di una nonna, lo stupore di una bambina con le sue illusioni e le sue certezze, lo fa calare nelle tradizioni, respirare il vento caldo della terra di Sicilia, assaporare l’acqua sapida del fiume Salso, toccare le gelide pareti delle miniere nell’oscurità più totale, fino a riportarlo alla luce del sole. Una presenza scenica imponente, ma al contempo delicata nella sua poesia che scivola nel dialetto della sua terra, sorprendentemente lingua universale, come l’emozione, lo sgomento, la passione che trasuda dalla sua voce fino a permeare i cuori degli astanti, trasferendo quell’appartenenza a una terra e al dolore: noi siamo di dove siamo.
Uno spettacolo non solo da vedere, ma da vivere fino all’ultima emozione, fino all’ultimo singhiozzo.

Non si può e non si deve raccontare di più, questo spettacolo, regia di Elena Piscitilli e Roberto Anglisani, va visto e vissuto nella sua potenza, nelle sue forti emozioni, nella sua denuncia più schietta che merita di essere condivisa, per far scoprire i tanti mostri della terra di Sicilia e non solo.

administrator

Articoli Correlati