Roma, 6 ottobre 2025- Parlare di Turismo Lento, slow tourism per usare l’anglicismo che da sempre è usato per identificare il fenomeno, non è mai stata una questione di moda ma, ad oggi, è un’esigenza.
No, non si tratta solo di scegliere una meta sconosciuta ai più, di quelle di cui una guida turistica non parlerebbe. Lo slow tourism è l’antitesi del turismo di massa, che, come in ogni processo industriale che si rispetti, cerca di massimizzare i profitti economici, puntando all’aumento dei flussi. Per far questo, il territorio viene invaso, snaturato, incrementando i trasporti e le grandi infrastrutture. Ed è proprio dal binomio trasporti-inquinamento che, nel 2003, si inizia a parlare di un nuovo modo di fare turismo : l’organizzazione mondiale del commercio solleva in una sua conferenza il problema dell’impatto che i viaggi a lunga percorrenza hanno. È chiaro che lo slow tourism non possa essere la soluzione ad un problema ben più complesso ma può essere, comunque, un tassello tra gli altri.
Lo slow tourism è infatti a breve o media percorrenza, supporta le piccole aziende locali, valorizza le identità territoriali, come – ad esempio- le tradizioni dei piccoli borghi. Scoraggia il turismo stagionale – pensiamo all’assalto sfrenato che degrada le nostre spiagge- e criticizza il turismo meccanico degli ultimi tempi.
Lo slow tourist non farà una fila di quattro ore per una foto in posa davanti a qualche grande monumento. O meglio, potrà capitargli di farla, ma non sarà quello lo scopo principale della sua visita. Lo slow tourist sarà interessato a carpire il senso del luogo che visita; quel che, in parole prestate dalla letteratura, chiameremo lo spirito di un posto, il genius loci. In che modo, cioè, la mia vita e quel che sono dialoga con l’immaginario turistico che ho di fronte? Cosa produce in me l’immersione a cui mi appresto?
Quel confronto squisitamente emotivo che si instaura apre uno spazio dialogico in cui gli stessi abitanti sono chiamati a guardare con occhi diversi i luoghi consueti. Per spiegare più diffusamente il concetto, possiamo servirci di due concetti importati dall’antropologia. Così come l’antropologo deve andar oltre il dato (thin description) e deve ricercare i collegamenti tra i dati (thick description), allo stesso modo il turista deve abbandonare le vetrine per riscoprire la sinergia dei luoghi.
Slow tourism e pellegrinaggi
Ma cos’hanno in comune il moderno turista- il turista che decide di abbandonare la corsa madida e affollata delle grandi città, si intende- e il pellegrino medievale pieno di fede che, con qualche speranza, si metteva in cammino verso i luoghi dello spirito? I percorsi non sono cambiati: alcuni permangono nel tempo. I sentieri del cammino di Santiago, quelle lunghe vie che conducono fino alla tomba di San Giacomo il Maggiore, sono percorse ogni anno da quasi 500.000 pellegrini e nel 1993 sono state dichiarate patrimonio Unesco. Eppure, l’animo di chi intraprende il cammino è cambiato dal medioevo: ad oggi, solo il 35% di chi si incammina è spinto da motivazioni religiose; il 39% antepone lo svago ed il piacere; il 33% riferisce tra i motivi della marcia quelli culturali. Non siamo più pellegrini, a dirla breve, ma da quei sentieri abbiamo ancora da imparare. Il cammino si offre come una valida alternativa di slow tourism, riproponendo di questa forma le principali peculiarità; L’importanza di quest’espressione è riconosciuta sia dal SISTUR (Società italiana di scienze del turismo), sia dal Ministero del Turismo che, nel tempo, ha sempre più investito nella valorizzazione di questo bene immateriale; sono cresciute le strutture pubbliche lungo i percorsi, così come si è tentato di riordinare i percorsi in un catalogo, per migliorare la consultazione da parte del pubblico.
L’Italia, dalla Valle D’Aosta alla Sicilia, è una rete di cammini certificati pronti ad accogliere il turista. C’è l’imbarazzo della scelta: si può optare per la celebre Francigena, un tracciato storico che dalla Svizzera e attraverso l’Italia giunge fino a Città del Vaticano, ricalcando le vie medievali dei Franchi verso Roma. In alternativa, si può percorrere il Cammino di San Bartolomeo tra Emilia e Toscana, unendo i luoghi legati al culto del santo. Non mancano percorsi più regionali ma affascinanti, come il Cammino di San Giacomo in Sicilia (130 km di valli e montagne tra Caltagirone e Capizzi). Per chi ama la storia imperiale, c’è la Via Carolingia, che ripercorre l’itinerario di Carlo Magno da Aquisgrana a Roma per la sua incoronazione nell’800. Infine, la Via Lauretana offre una connessione spirituale tra due grandi mete di pellegrinaggio, Assisi e Loreto, inserendosi in un antico tragitto che conduceva alla Capitale.
Riferimenti bibliografici
Carrella Paola; I cammini d’Italia: innovazione e tradizione nel turismo lento, 2023
Salvatore, Rita; Turismo lento come pratica di sostenibilità innovativa, in “Culture della sostenibilità”, 2013.









