Il 2025 si racconta meglio così: non come un anno “storico” a colpi di effetti speciali, ma come una cronaca di passaggi che hanno consolidato traiettorie già avviate. È l’anno in cui alcune linee di frattura sono diventate struttura, e alcuni simboli hanno cambiato peso. Per capirlo, serve mettere i fatti in ordine, mese dopo mese.
Gennaio: il ritorno di Trump
Il 20 gennaio Donald Trump si è reinsediato alla Casa Bianca, con una seconda inaugurazione che ha riportato la sua leadership al centro della scena istituzionale americana.
Wikipedia Il dato politico, più che la cerimonia, è stato il ritorno del trumpismo come esercizio pieno del potere e non come fenomeno elettorale o opposizione permanente. Questo ha fissato un nuovo punto di partenza per i dossier internazionali, perché ogni interlocutore si è trovato a ricalibrare tempi e priorità sulla base di un cambio di cornice a Washington.
Febbraio: la guerra in Ucraina continua
La guerra in Ucraina è entrata nel quarto anno, confermando l’assenza di una svolta rapida e l’avanzare di una dinamica di logoramento. Nel 2025 la guerra è rimasta un tema centrale ma non più “nuovo”, con una stanchezza crescente che ha attraversato opinioni pubbliche e agende politiche occidentali. In questo contesto, la ricerca di garanzie e di formule negoziali è tornata ciclicamente nel dibattito, senza trasformarsi in un passaggio risolutivo.
Sul fronte europeo, il 2025 ha segnato l’avvio concreto dell’applicazione a scaglioni dell’AI Act, con le prime disposizioni entrate in applicazione dal 2 febbraio. Il punto è stato politico prima che tecnico: l’Unione Europea ha provato a trasformare la regolazione dell’intelligenza artificiale in una leva di governo del cambiamento, mettendo date e obblighi in calendario. La scansione temporale, con ulteriori passaggi nel 2025 e una piena applicabilità prevista più avanti, ha mostrato una strategia graduale ma vincolante.
Aprile: la morte di Papa Francesco
Il 21 aprile è morto Papa Francesco, aprendo la fase della sede vacante nel pieno di un anno già carico di tensioni internazionali. La notizia ha avuto un impatto immediato perché ha chiuso un pontificato che aveva segnato il rapporto tra Chiesa e spazio pubblico globale. Nei giorni successivi si è aperta la fase preparatoria che porta al Conclave, con l’attenzione concentrata su tempi e scelte di governo della Chiesa.
Maggio: il Conclave l’elezione di Papa Leone XIV
Il Conclave si è svolto il 7 e 8 maggio ed ha eletto Robert Francis Prevost, che ha scelto il nome di Leone XIV, primo Pontefice statunitense di sempre. L’elezione ha segnato un cambio di fase, perché un nuovo pontificato porta sempre con sé una diversa gestione degli equilibri interni e una nuova proiezione esterna. Il 2025, già segnato dalla morte di Francesco, ha così registrato in poche settimane un passaggio di consegne completo al vertice della Chiesa cattolica.
Il 24 e 25 giugno si è tenuto all’Aia il vertice Nato, in un clima segnato dall’incertezza sulla linea americana e dal tema delle responsabilità di spesa tra alleati. Il summit ha confermato la tenuta dell’Alleanza, ma ha anche messo in evidenza quanto il contesto politico condizioni la percezione degli automatismi strategici. Per l’Europa è stato un mese utile a misurare la distanza tra l’idea di sicurezza condivisa e la difficoltà di tradurla in una postura uniforme.
Luglio: emergenza climatica
L’estate ha imposto il tema dell’emergenza climatica nel Mediterraneo, con temperature record e un quadro che ha smesso di essere episodico. Secondo i dati del Copernicus Marine Service, luglio 2025 ha registrato un’intensità eccezionale delle marine heatwave nel bacino mediterraneo. Il risultato, sul piano della cronaca, è stato un cambiamento di registro: il caldo non come notizia singola, ma come contesto che incide su territori, servizi e percezione di normalità.
Agosto: l’incontro Trump-Putin
Il 15 agosto si è svolto il faccia a faccia Trump–Putin in Alaska, con al centro la guerra russo-ucraina e i principali dossier di sicurezza. Il vertice ha avuto un valore di segnale diplomatico, perché ha riportato la relazione diretta tra Washington e Mosca in primo piano nel nuovo mandato americano. L’incontro si è chiuso senza un accordo annunciato, ma ha segnato un passaggio osservato con attenzione anche in Europa.
A settembre il gruppo d’imbarcazioni Global Sumud Flotilla verso Gaza si è preso la scena, con un’immediata riattivazione del dibattito internazionale sul piano umanitario e politico. Il tema non è stato soltanto l’iniziativa in sé, ma il modo in cui iniziative di questo tipo diventano terreno di scontro comunicativo e diplomatico. In un contesto già polarizzato, la dimensione umanitaria è tornata a essere una linea di frizione che attraversa governi, organizzazioni e opinione pubblica.
Ottobre: la tregua di Gaza
In ottobre è stata raggiunta una tregua a Gaza, con un cessate il fuoco che ha interrotto le operazioni su larga scala ma ha lasciato aperta la fragilità dell’equilibrio. La tregua ha ridotto l’intensità militare, senza trasformarsi automaticamente in una soluzione politica. Il quadro umanitario è rimasto un punto di pressione, e ogni passo successivo è dipeso dalla tenuta concreta del cessate il fuoco e dai negoziati collegati.
L’Italia ha vinto la Coppa Davis per la terza volta consecutiva, imponendosi nella finale contro la Spagna. La notizia ha certificato una continuità rara nello sport italiano contemporaneo: un ciclo che non vive più di una singola impresa, ma di risultati ripetuti. In un anno dominato da crisi e transizioni, è stata una delle poche pagine dove il dato principale è stato la stabilità della performance.
Dicembre: la chiusura del Giubileo
Il Giubileo 2025 ha avviato la sua fase conclusiva nelle ultime settimane dell’anno, con il calendario delle chiusure delle Porte Sante tra fine dicembre e l’inizio di gennaio.
Giubileo 2025 Roma è tornata per mesi un punto di convergenza simbolico e istituzionale, tra liturgie, presenza internazionale e gestione di flussi straordinari. La chiusura del Giubileo ha chiuso anche un anno in cui religione e diplomazia hanno camminato spesso sullo stesso binario, senza che una cancellasse l’altra.
Il 2025 finisce così: non con un singolo evento che “spiega tutto”, ma con una cronologia che rende più leggibile il presente. Il ritorno del potere a Washington, la lunga durata dei conflitti, il cambio al vertice della Chiesa, la pressione climatica e i segnali di tregua hanno disegnato un anno in cui la parola più utile non è svolta, ma assestamento. (Foto creata con l’IA – Photo generated by AI)









