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Fiumicino, lupi in Pineta di Fregene: cosa cambia dopo il declassamento della tutela

Fiumicino, lupi in Pineta di Fregene: cosa cambia dopo il declassamento della tutela

Fiumicino, 16 febbraio 2026  – Negli ultimi giorni si è tornato a parlare con insistenza della presenza dei lupi sul litorale romano. Dopo l’avvistamento di un branco composto da sei esemplari, all’interno della Pineta di Fregene, l’area è stata temporaneamente chiusa per consentire lo svolgimento delle operazioni di rilievo e accertamento, da parte delle autorità competenti.

La notizia ha in poche ore fatto il giro dei media e dei social network, dove si sono susseguite opinioni e prese di posizione di vario genere. In realtà, l’esistenza del lupo sul litorale romano, non rappresenta una novità: la specie frequenta questa area da oltre dieci anni, muovendosi con discrezione e senza particolari criticità.

Il grande carnivoro è considerato una specie di importante valore ecologico, essenziale per la biodiversità e per il mantenimento dell’equilibrio della catena alimentare. Contribuisce infatti al controllo naturale delle popolazioni di ungulati, daini e di altre specie infestanti , come le nutrie, e favorisceil corretto funzionamento degli ecosistemi.

Sul piano normativo, tuttavia, sono intervenuti recenti cambiamenti. Lo scorso mese è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il provvedimento che modifica il regime di tutela della specie, declassando il lupo da “specie rigorosamente protetta” a “specie protetta”. Una decisione che riapre il dibattito sulla gestione e sul monitoraggio del predatore nei territori in cui la sua presenza è ormai consolidata.

A fare chiarezza è intervenuto Marco Antonelli, sulla pagina responsabile grandi carnivori del WWF Italia e Presidente dell’”Associazione per la conoscenza dei lupi periurbani” dedicata alla diffusione di conoscenze e alla raccolta di dati sulla presenza della specie in contesti urbani.

“La gestione del lupo diventerà più flessibile e le regioni potranno definire dei piani di abbattimento annuali che dovranno rispettare i criteri e le quote massime definite a livello tecnico da ISPRA e ratificate dal Ministero dell’Ambiente. Ma attenzione: il lupo non diventa per questo una specie cacciabile, rimane un animale protetto che potrà essere gestito dalle regioni in base ai criteri stabiliti dagli enti competenti. – prosegue Antonelli. – Il numero massimo di lupi che si possono rimuovere dal contesto italiano, è di 160 individui la quota massima riconosciuta per non incidere negativamente sullo stato di conservazione della popolazione nazionale di lupi.

ISPRA, inoltre, al contrario di quanto successo fino ad oggi, non dovrà esprimersi caso per caso ma potrà dare una valutazione, non vincolante, sui piani di prelievo definiti dalle singole regioni. Le quote massime non andranno ad incidere sulla dinamica demografica del lupo in Italia che oggi conta più di 3500 individui. Ma è corretto sottolineare che questo provvedimento porterà a una diminuzione dei conflitti con le attività di allevamento.

Numerosi studi dimostrano infatti, come gli abbattimenti non possono essere considerati una strategia efficace per ridurre il conflitto tra lupo e attività umane sul medio e lungo termine. Gli unici interventi funzionali, sono quelli che prevedono investimenti sulla prevenzione.”

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