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Celleno, il borgo abbandonato della Tuscia

Celleno, il borgo abbandonato della Tuscia

Immerso nella valle dei Calanchi, poco distante anche da Orvieto, questo borgo spettacolare merita senz’altro una visita.

9 ottobre 2025- E mentre la folla di turisti prende d’assalto la ben più nota Civita di Bagnoregio, poco distante, sonnacchiosa sullo stesso sperone di roccia di tufo se ne sta la disabitata Celleno, il borgo fantasma della Tuscia. Negli ultimi anni, a dir la verità, grazie anche a film e serie tv, la cittadella è riuscita tornare alla ribalta: immerso nella valle dei Calanchi, poco distante anche da Orvieto, questo borgo spettacolare merita senz’altro una visita.

Un abbandono… già scritto

Celleno Antica sorge maestosa su uno sperone tufaceo tra due torrenti, una posizione strategica che ne ha determinato fin dalle origini il ruolo cruciale e, al contempo, il tragico destino. Nel corso dei secoli fu un crocevia di popoli: dopo la caduta dell’Impero, subì le incursioni di Goti e Longobardi, per poi passare sotto la giurisdizione della Chiesa grazie a Carlo Magno (774 d.C.). La prima testimonianza scritta in cui è un documento di compravendita del monastero benedettino di San Salvatore: nel 838 il monastero acquistò alcuni beni, tra cui la località Vallemonda nei pressi di Celleno.

Il borgo raggiunse il suo apice in epoca medievale, divenendo un importante centro religioso e militare, conteso tra famiglie potenti. Fu feudo prima dei Gatti – con l’episodio emblematico dell’uccisione dell’ultimo erede, Giovanni, per ordine di Papa Alessandro VI Borgia – e poi degli Orsini, che diedero il nome al possente castello che ancora oggi domina l’ingresso al nucleo antico.

Tuttavia, il destino di Celleno era segnato dall’instabilità geologica del suo supporto tufaceo. Già nel XV secolo si registravano i primi divieti di scavo per prevenire le frane. Il borgo fu ripetutamente devastato da calamità naturali, in particolare i terremoti (come quelli del 1593 e del 1695 che provocarono il crollo del mastio del castello) e le conseguenti frane. Questa serie di eventi nefasti, aggravati da violente scosse sismiche nei primi decenni del Novecento, rese il borgo antico inabitabile e insicuro.

Di fronte alla minaccia costante e al progressivo spopolamento, l’amministrazione comunale decretò nel 1951 il definitivo trasferimento della popolazione a circa un chilometro di distanza, nella Borgata Luigi Razza (l’attuale Celleno Nuovo). Questo atto sancì l’abbandono del centro storico, trasformandolo nel suggestivo Borgo Fantasma di oggi, un luogo dove i ruderi e la vegetazione sono i silenziosi custodi di una storia millenaria.

Subito dopo l’ingresso,  vi troverete davanti al Castello Orsini, munito di un possente fortilizio e una grande torre di guardia. Storicamente legato alle famiglie Gatti e Orsini, ne ammirerete l’esterno, oggi restaurato. Confiscato dal comune, ha avuto una moltitudine di usi: da uffici comunali a scuole. Addentratevi nelle stradine, godendovi le ricostruzioni interne alle case della vita contadina che fu: all’orecchio del turista attento e fantasioso, parrà ancora di sentire i rumori di un’epoca antica. Spingetevi fino alla piazza, visitando le frequenti chiese: la chiesa di San Donato, La chiesa di San Rocco, fatta costruire per proteggere la popolazione dalle pestilenze.

Nonostante l’aura decadente del suo borgo antico, Celleno è un paese vivace e rinomato nella Tuscia viterbese, in particolare per una dolce eccellenza agricola: la ciliegia. Il territorio cellenese è infatti famoso per la produzione di una varietà considerata tra le migliori del Lazio e del Centro Italia. Per celebrare questa tradizione, ogni anno (generalmente la seconda domenica di giugno) si svolge la Sagra della Ciliegia, un evento che attira visitatori da ogni dove. Il culmine della festa è segnato da due singolari record e tradizioni: la preparazione della “Crostatona”, un’imponente crostata che può superare i 20 metri di lunghezza e richiede decine di chilogrammi di marmellata di ciliegie.

Parcheggiate nella piazzetta antistante all’ingresso e godetevi l’ingresso. Nel borgo vecchio non ci sono strutture ricettive, se non un bar poco distante. Ma non demordete: la Tuscia- e i dintorni- è ricca di posti buoni e raggiungibili con pochi chilometri in auto. La visita a Celleno richiede qualche ora e scarpe comode. Nelle giornate assolate, munitevi di berretto in quanto alcuni tratti del percorso non sono ombreggiati.

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