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Ansia e depressioni: sindromi da non sottovalutare

Ansia e depressioni: sindromi da non sottovalutare

“Sono immensamente triste, non ho più voglia di uscire e ho solo 28 anni; se mi chiamano evito di rispondere, vado in ansia e sento disagio. Spesso mi sveglio la notte, e accade soprattutto alle 3.00 ma non ho capito per quale motivo, e poi non riesco più a ricordarmi le cose come prima. Ieri, in macchina, mentre aspettavo lo scattare del verde, mi sono sentito morire, con uno stato di agitazione e sensazione di dolore al torace, ho pensato di avere un infarto, mi sono recato subito in pronto soccorso, ma dopo 6 ore mi hanno mandato a casa con la diagnosi di attacco di panico. Non capisco cosa non va in me!”

Questi e altri disagi, sono vissuti quotidianamente da chi soffre di ansia e depressione. Non si tratta di fattori da sottovalutare, anzi. Possono avere conseguenze molto negative sullo stile di vita e la salute. L’attenzione deve essere alta per evitare di precipitare in una spirale dalla quale è molto difficile uscire. Di questo ne parliamo con la dott.ssa Adriana Rum, neurologa e responsabile del Servizio Risk Management del Poliambulatorio Montezemolo (Ente sanitario militare della Difesa presso la Corte dei conti), che con un approccio semplice e diretto spiega i punti centrali di questa sindrome che affligge moltissime persone

Che cosa è la sindrome ansioso-depressiva?

Parliamo dell’insieme di segni e sintomi determinati dalla persistente percezione di pericolo associato ad assenza di benessere e serenità; in questo stato, a livello biochimico, nel cervello è ridotta l’efficienza del sistema di alcuni neurotrasmettitori come della dopamina, che ci fa sentire appagati e stimolati, e della serotonina che ci permette di percepirci sereni e di dormire bene; la Serotonina si trasforma in Melatonina e la ridotta serotonina determina una riduzione di melatonina, partecipando all’innesco dell’insonnia, associata ad una condizione di allerta costante.

Da che cosa è provocata la Sindrome ansioso-depressiva?

Ci sono molte cause, spesso sovrapposte, tra queste la più frequente è determinata da problematiche di relazione che producono nel cervello una reazione biochimica di cronico pericolo e sofferenza, in questo la psicoterapia aiuta a prenderne coscienza e ad imparare ad adottare un cambiamento di comportamento ed atteggiamento psichico, utile al superamento delle difficoltà e ad un ripristino di un equilibrio funzionale di “Noi nelle relazioni”. L’approccio psicoterapeutico più utilizzato è la psicoterapia cognitivo-comportamentale (prendo consapevolezza del mio comportamento e lo modifico). Molte volte è necessario l’intervento farmacologico per correggere la carenza dei sistemi della Dopamina e Serotonina, per guadagnare uno stato fisico migliore e facilitare il lavoro della psicoterapia: certamente in uno stato di ansia pervasiva e profonda tristezza non si è nelle condizioni serene di affrontare i problemi, tutt’altro!

Alcuni soggetti, per lo più con carattere di ereditarietà e predisposizione genetica, sviluppano precocemente, anche in assenza di problematiche nella vita di relazione a lavoro o affettiva, una Sindrome ansioso-depressiva per carenza cronica di produzione della serotonina; alcuni studi hanno evidenziato come i recettori con meccanismi lenti e veloci per legare la serotonina, modifichino le reazioni biochimiche, attraverso la neuroplasticità (l’insieme dei fenomeni di modulazione dei recettori e dei neurotrasmettitori), causando uno stato di ansia e depressione, questi soggetti necessitano di assumere uno o più farmaci, come i cosiddetti farmaci serotoninergici e dopaminergici, che aumentano la disponibilità di queste meravigliose molecole, ripristinando un perfetto equilibrio psicofisico e necessitano di assumere la terapia per tutta la vita.

Va ricordato che l’assunzione irresponsabile di sostanze come la cannabis, la cocaina e l’alcool modifica e danneggia il cervello e soprattutto i sistemi della dopamina e serotonina, e chi fa uso in modo frequente è destinato a presentare un disturbo del comportamento (compiono azioni istintive per lo più con tratti di aggressività verso il prossimo e verso se stessi) associato alla Sindrome ansioso-depressiva; si verificherà un danno persistente nei network neuronali, ossia nelle reti che uniscono i neuroni nei vari sistemi cerebrali che ci consentono di rappresentare il Nostro Essere al mondo e nella vita di relazione. E il paradosso è che queste persone assumono tali sostanze per ansia e depressione, riporto frasi comuni che vengono riferite in visita: “Ho assunto cannabis perché mi aiutava a rilassarmi e inizialmente a dormire poi sono cambiato dentro di me e sono stato peggio, ho assunto cocaina per sentirmi più su di umore, mi aiutava a trovare motivazione, concentrazione e a sentirmi forte ma poi sono stato male con tanta ansia e con seri problemi al cuore, sono diventato un etilista dopo che ho iniziato ad assumere l’alcool perché mi faceva essere allegro e l’ansia spariva).

L’uso dei farmaci per la depressione può causare dipendenza?

La dipendenza è quando un soggetto assume il farmaco anche se non più necessario, o assume un farmaco che cura i sintomi senza raggiungere l’equilibrio tra i neurotrasmettitori e necessita di incrementi maggiori, questo accade per l’ansiolitico, ossia il farmaco per l’ansia (ad esempio Xanax, Lexotan, Ansiolin, Prazene e così via). Come già spiegato prima, il farmaco antidepressivo corregge un complesso sistema biochimico come, ad esempio, accade quando assumiamo il farmaco per la cura dell’ipertensione arteriosa che normalizza i valori di pressione arteriosa, non diremo mai che siamo dipendenti dal farmaco dell’ipertensione! L’antidepressivo va a normalizzazione la serotonina e dopamina, permettendoci di sentirci nuovamente sereni; nel secondo caso il farmaco per l’ansia, l’ansiolitico cura i sintomi dell’ansia riducendo solo temporaneamente i sistemi eccitatori ossia di attivazione, riducendo il livello dell’ansia o quella sgradevole sensazione di pericolo; ma nel tempo il cervello tende ad assuefarsi all’ansiolitico, e necessita di progressivo aumento senza ottenere un beneficio duraturo e stabilizzato. In questo caso il pericolo è di assumere il farmaco ansiolotico senza reale beneficio diventandone dipendente, per tale motivo è necessario rivolgersi agli specialisti Psichiatra o Neurologo.

Perché la Sindrome ansioso-depressiva può favorire i disturbi di memoria?

Perché la memoria a breve termine, quella del quotidiano, richiede la presenza di attenzione, partecipazione ed interesse, ad esempio lo possiamo constatare quando gli alunni disinteressati alla lezione non ricordano nulla di quello detto in classe. L’ansia e la depressione associata a disinteresse ed apatia riducono fortemente l’attenzione, immaginiamo di svolgere più azioni (comportamento multitasking) in uno stato di agitazione, è davvero molto difficile rimanere efficienti! Se questo stato ansioso-depressivo è complicato dall’insonnia, o viceversa, il disturbo di memoria è ancora più frequente. In particolare, dopo i 40 anni lo stato depressivo complicato dall’ansia e/o dall’insonnia tende ad associarsi con più frequenza ai disturbi di memoria; le ultime ricerche dimostrano che in uno stato d’ansia persistente, si genera una neuroinfiammazione che se continuativa favorisce la perdita delle sinapsi ossia dei collegamenti tra neuroni, che a loro volta si auto-danneggiano favorendo l’impoverimento del patrimonio neuronale del cervello che presenta un accumulo di sostanze proteiche tossiche come l’amiloide e la proteina Tau, favorendo un danno irreversibile al tessuto cerebrale.

Importantissimo è anche risolvere l’insonnia, che è considerata un fattore di rischio per le Demenze; recenti studi hanno mostrato che durante il sonno il nostro cervello viene ripulito dalle citotossine che si accumulano durante lo stato di veglia, un cervello, mantenuto in uno stato di sonno per 6-7 ore è rigenerato in modo corrispondente al nostro stato percettivo di Noi al risveglio, ossia ci svegliamo ben riposati e attivi; viceversa non dormendo favoriamo la neuroinfiammazione, la perdita delle sinapsi neuronali e l’accumulo di sostanze tossiche.

Al termine di questa conversazione, bisogna ricordare che in presenza di segni e sintomi d’ansia persistente e di depressione è buona prassi rivolgersi al proprio medico curante, allo specialista Psichiatra o Neurologo per risolvere il prima possibile la sintomatologia, soprattutto per le persone di età oltre i 50 anni; viceversa ai giovani è consigliabile fare un percorso di psicoterapia per comprendere meglio se stessi ed apportare dei cambiamenti mirati al raggiungimento di un benessere psicofisico corrispondente ai cambiamenti di neuroplasticità a vantaggio della conservazione dei neuroni e dei suoi network efficaci, sarà lo stesso psicoterapeuta ad indirizzare, se necessario, alla visita medica specialistica per trattare meglio i sintomi.

Dott.ssa Adriana Rum

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