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A Civitavecchia la presentazione de “La Tela di Archimede”, tra mito e cruda realtà

A Civitavecchia la presentazione de “La Tela di Archimede”, tra mito e cruda realtà

Civitavecchia, 13 agosto – Il Mondadori Bookstore di Viale Garibaldi ospiterà sabato 17 agosto, dalle ore 21:15, la presentazione de “La Tela di Archimede”, il nuovo romanzo di Riccardo Alberto Mangiacapra. Alla presenza di Anna Baldoni, Rodolfo Cannone, Loredana Bizzarri, Susanna Turus, Rossana De Angelis e Francesco Tescione, l’autore svelerà i segreti di un’opera che segna un’evoluzione stilistica e tematica rispetto al precedente “La Linea Gialla”.
In questa intervista esclusiva di anteprima, Mangiacapra ci guida attraverso le pieghe di un romanzo che non teme di affrontare i tabù della violenza domestica e della vendetta, tessendo una narrazione che dal mito classico approda alla modernità più cruda. Ecco cosa il pubblico potrà aspettarsi dalla serata di sabato.

Mangiacapra, durante la presentazione spiegherà come è nata l’idea di chiamare il romanzo “La Tela di Archimede”. Il riferimento alla tela di Penelope e al grande matematico avrà un significato particolare nella narrazione?

“Archimede è il protagonista del romanzo, il nome gli viene dato in ricordo del viaggio di nozze dei genitori nella splendida città di Siracusa. Archimede non è solamente uno scienziato, Archimede ama profondamente questa terra e mette la sua scienza nel costruire armi per difendere la città, è perciò simbolo di tenacia e resistenza, quella che Archimede dovrà avere nella sua vita. La sua vita sarà una tela come quella di Penelope che terminerà nello stesso modo.”
Perché ha scelto di far raccontare questa storia di vendetta e redenzione in prima persona? Illustrerà l’importanza del punto di vista del protagonista?
“Archimede è protagonista in quanto colora la sua tela piano piano, prima con il riscatto che sarà anche un riscatto sociale e infine con la vendetta, doveva per forza raccontarla in prima persona.”

Il viaggio di Archimede da San Liberato a Milano fino a Londra rappresenta anche un percorso interiore. Come descriverà questa evoluzione del personaggio al pubblico?

“Ho semplicemente raccontato la vita di un ragazzo che non viene accettato in famiglia se non da chi l’ha partorito, quante situazioni come questa troviamo sui giornali? Quali sono le loro evoluzioni, come se ne esce da un mondo di dolore e violenze? Questo ho cercato di narrare.”
Il Peso della Vendetta e la Questione Morale

Durante l’incontro, affronterà il climax del romanzo che rivela come Archimede abbia orchestrato la morte della sua famiglia. Come spiegherà al pubblico l’equilibrio tra empatia e giudizio morale verso il protagonista?

“Chi nasce in un clima di violenza, prima o poi ci ritorna anche se la vita di Archimede è un continuo fuggire da questo. La vendetta consumata verso una parte di famiglia rappresenta il voler interrompere quella violenza non solo verso di lui ma verso tutto il mondo femminile di Archimede.”

Nel romanzo intreccia due livelli di violenza: quella mafiosa e quella familiare. Quale delle due illustrerà come più devastante per la formazione di Archimede?

“Certamente quella familiare che è la più subdola, la più meschina rivolta verso chi non si può difendere. Con questo non voglio dire che la violenza della mafia sia meno importante di quella subita in famiglia ma nella costruzione individuale dell’uomo quella che gli entra dentro è sicuramente quella subita all’interno delle quattro mura.”

L’Universo Femminile e le Sue Sfaccettature
Maria Grazia, Martina, Giovanna e Kumiko rappresentano diverse sfaccettature dell’universo femminile. Come presenterà questi personaggi in relazione al protagonista?

Maria Grazia è la madre che subisce violenze dal marito perché ha voluto far nascere Archimede, apparentemente può sembrare una donna debole, ma tutta quella violenza l’accetta per dare una speranza di vita diversa al figlio. Martina è la costante della sua vita è amica e amante, la sua anima gemella per quello non si perdonerà mai di averla delusa. Giovanna è la donna matura che lo fa crescere culturalmente e professionalmente. Kumiko è sua moglie ma lui è un altro Archimede, un Archimede nuovo, affamato anche di nuove culture e di nuovi stimoli.”

Tecnologia e Tradizione
L’abilità di Archimede con i numeri e l’informatica diventa strumento di vendetta. Come commenterà questo aspetto simbolico nella società contemporanea?

“Sono 40 anni che vivo nel mondo informatico, non potevo tralasciare questo aspetto in un mondo di studi. Diciamo che come il suo omonimo lui costruisce nuove armi per abbattere i suoi nemici.”

Angelo, il padre biologico, e Sebastiano, quello “adottivo”, sono entrambi figure paterne fallimentari. Come spiegherà il ruolo di questo vuoto nella psicologia di Archimede?

“Angelo è il padre vigliacco che non ha voluto vivere l’amore della madre e quindi non accettare il figlio, probabilmente pentito quando ne ha l’occasione non trova la chiave per comunicare con Archimede. Sebastiano non è nemmeno un padre se non al comune, una paternità mai accettata e mai voluta con l’aggravante della violenza.”

Geografia dell’Anima
I due mondi geografici e culturali del romanzo – Milano vs Sicilia – sembrano inconciliabili. Come spiegherà se Archimede riesca davvero a liberarsi delle sue origini?

“Archimede non si libererà mai dal suo mondo finché tesse la tela, la Sicilia resterà nei suoi ricordi solo dopo averla terminata.”

Come illustrerà il collegamento tra il mito classico della tela che si tesse e si disfa e la struttura narrativa del romanzo?

La tela è la vita di Archimede il disfacimento avviene attorno al suo mondo finché non si compirà la sua vendetta.”

L’Evoluzione di uno Scrittore
Durante la presentazione farà espliciti riferimenti a Omero e alla figura di Penelope. Come spiegherà al pubblico il modo di rendere contemporanei questi miti classici nella storia di Archimede?

“La storia è una linea che si ripete, la narrazione classica, la mitologia fanno parte del nostro bagaglio culturale. Si dice che al mondo esistono solo sette trame fondamentali, rendere contemporaneo un classico non è un esercizio difficile.”

“La Tela di Archimede” è molto più complesso e maturo rispetto a “La Linea Gialla”. Come descriverà il cambiamento del suo approccio narrativo tra i due romanzi?

“La Linea Gialla era un viaggio introspettivo in una Roma colpita dalla Pandemia, un romanzo che aveva l’esigenza di uscire dal suo mondo per raccontarsi, con La Tela di Archimede la mia intenzione era quella di narrare un disagio, un dolore sempre partendo dalla cronaca in un contesto temporale più ampio.”

Come racconterà al pubblico la difficoltà di entrare nella mente di un personaggio così tormentato attraverso la prima persona?

“Abbastanza difficile, diceva un mio professore che quando scrivi un romanzo devi sapere tutto dei tuoi personaggi, cosa mangiano, come amano, come si vestono, per me è ancora così, un metodo che definirei cinematografico.”

Il Cinema nella Scrittura
Il romanzo procede tra flashback e presente, tessendo la tela narrativa come Penelope. Spiegherà questa scelta consapevole della struttura circolare?

“Sì certamente, mi piace la scrittura che ricordi in qualche modo il modello cinematografico, i flashback mi aiutano a far comprendere l’essenza dei personaggi.”

L’epilogo del romanzo ha un ritmo serrato, quasi da thriller. Parlerà di questa storia anche in chiave visiva?

La Linea Gialla era stata attenzionata da un regista abbastanza conosciuto e secondo me potrebbe esserlo anche La Tela di Archimede, penso sia il mio modo di scrivere che quasi non necessita di sceneggiatura che rilascia nel lettore questa impressione.”

Come presenterà Milano, che nel romanzo diventa quasi un personaggio? Quanto della sua esperienza personale influenzerà la descrizione della città?

“Milano è la città industriale per eccellenza, senza ripercorrere cliché come la Milano da bere è senza dubbio la città che meglio si identifica come possibilità lavorativa, in questo senso quasi diventa un personaggio perché permette ad Archimede di evolversi non solo nello studio ma soprattutto come uomo, gli fa scoprire le sue passioni i suoi desideri al contrario della sua terra natia, il tema ci riporta alle differenze culturali e sociali tra Nord e Sud.”

Verso il Futuro
Dopo due romanzi così diversi, in quale direzione prevede di far evolvere la sua scrittura? Anticiperà qualche progetto futuro?

“Sì voglio scendere ancora di più nel mondo noir, non dico come Jo Nesbø, ma colorare di tinte più fosche i miei romanzi, senza tralasciare l’aspetto psicologico dei personaggi. Insomma preparatevi a finali a sorpresa e inaspettati.”

Come motiverà l’importanza di affrontare tematiche sociali attraverso la fiction?

“Tutto è importante, scrivere o costruire contenuti video sulle grandi tematiche del nostro tempo, aiuta a superare gli ostacoli ad abbattere le barriere culturali. Pensiamo a quanto si deve fare ancora per raggiungere la parità di genere, a sconfiggere le violenze e le sopraffazioni che subiscono le donne. Film come quello della Cortellesi o anche romanzi come La Tela di Archimede ci danno uno spaccato di un mondo, certamente in evoluzione, ma non ancora giusto.”

Informazioni per la Serata.L’evento di sabato 17 agosto alle ore 21:15 presso il Mondadori Bookstore (Viale Garibaldi 30, Civitavecchia) è gratuito. Per informazioni e prenotazioni: 0766 35594.
L’incontro si preannuncia come un’occasione unica per conoscere da vicino la poetica di Riccardo Alberto Mangiacapra e per scoprire come l’autore sappia coniugare l’eredità classica con le urgenze del presente, tessendo narrazioni che non temono di guardare negli abissi dell’animo umano per cercarvi, se non la redenzione, almeno la comprensione.

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